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Coscienza e perseveranza

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Coscienza e perseveranza

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Non bene
"Non bene" non significa ok, e non vuole dire nemmeno "male". Vuole esprimere l'assenza della condizione migliore. E' bel tempo, forse un pò caldo ma bello stabile, ero abbastanza in forma, ho abbassato il livello di attenzione e mi sono fatto male. Il mio alluce va abbastanza bene ma non è a posto: non riesco a caricarlo e non riesco a calzare le scarpette. La voglia e la tensione verso l'arrampicata sta scemando un pò. Sono in un loop in cui sono stanco ed ho voglia di ferie ma non ho palle per mettermi lì a pensare a dove andare. Non voglio ficcarmi in un posto a qualche ora di macchina da casa dove potrei andare anche in giornata ma non riesco a pensare a lunghi sbattimenti. Sì, lo so, questi sono capricci, ma sono così stanco. L'ipotesi Fontaibebleau è sfumata per motivi logistici, ed ora sto pensando a qualcos'altro. Probabilmente non sarà una meta prettamente "boulderistica". Nel frattempo lavoro... Dddio che lavori di merda che sto facendo: pignolerie e aggiornamenti al sistema, lunghe spunte di configurazioni e attributi di qualche migliaio di utenti. Staremo a vedere.
Scritto il 06/08/2009

E' confermato: brusca interruzione del progetto!
Oramai cammino bene o meglio, non più sull'esterno del piede, ma l'alluce è ancora gonfio e credo si sia formata una gommetta sotto l'articolazione falangeale. Mi fa piuttosto male se la carico e se forzo con il dito. Guardo i polpastrelli delle dita delle mani che si spelano e si ammorbidiscono, ogni volta che apro il baule dell'auto e vedo il crash-pad mi incazzo come una bestia... ma non posso farci nulla. Pagherò care queste settimane di pausa. E allora metto i pratica la mia vecchia regola: chi non ha desideri non soffre. Quindi non penso ad arrampicare, non leggo di arrampicare, non parlo di arrampicare, non desidero arrampicare. Attendo, e so di attendere.
Scritto il 28/07/2009

Un week end piatto
Sabato iniziato con la meteo così così, poi è diventata una giornata favolosa. Domenica spettacolare, vento fresco e sole bruciante. Io: a casa a rimettere a posto il giardino don il mio alluce ancoro un pò gonfio e dolorante. Evito qualsiasi commento.
Scritto il 20/07/2009

Brusca interruzione del progetto?
Volevo chiudere la giornata in bellezza facendo una corsa attorno al Sassolungo. Prendo l'ovovia ed arrivo alla forcella tra Cinque Dita e Sassolungo: che posto fantastico! Bevo un cappuccio e via di corsa verso il Rif. Vicenza. Salto di sasso in sasso, corro sui ghiaioni e scivolo a manetta sulle grandi lingue di neve che ancora riempiono il canale. E' bellissimo!!! E' proprio alla fine di uno di questi nevai che una gentile nobildonna alemanna mi taglia la strada ed io per evitarla spicco un balzo che si conclude fuori dal nevaio. Dò una puntata bestiale con il piede destro, cado in avanti, rotolo e mi ritrovo in piedi qualche metro più sotto (anni di arti marziali saranno serviti a qualcosa no?). Continuo la mia corsa verso il basso sino a che, su un tratto piano, realizzo che c'è qualcosa che non va. Mi fermo presso l'ultimo nevaio. Il piede destro è strano, una strana sensazione all'alluce, tolgo la scarpa e già intuisco cosa è successo: ho mischiato le ossa del pollicione!!! Minchiazza, c'è poco da ridere, le falangi dell'alluce sono una in fianco all'altra!!! Non sento male e non sono nè spaventato nè preoccupato, faccio un buco nella neve, ci metto il piede e quando mi sembra sufficientemente anestetizzato prendo la punta del ditone e... uno, due.. TRACK! Niente dolore, ma una sensazione di benessere diffusa incredibile. Muovo il dito con circospezione, poi arriccio i piedi e con mio grande stupore funziona tutto! Rimetto la calza e rimetto la scarpa e via, continuo il giro. Arrivo al Passo Sella in quasi due ore e mi fermo anche a mangiare qualcosa al Comici. Il piede è visibilmente gonfio ma posso appoggiarlo e anche caricarlo, il che direi che esclude una frattura. Il giorno dopo (sabato) mi sveglio con uno zamponcino degno di capodanno. Nonostante il colore e gonfiore, il dolore è sopportabile ed è da ricondursi solo alle tumefazioni. Io sono sereno e piuttosto sicuro di quello che ho fatto e se non fosse per le lamentele (è un eufemismo: in realtà mi ha fracassato di insulti) della mia Mammetta (ero ospite da lei) non sarei nemmeno andato a farlo controllare ma, tant'è, facciamo una gita a Bressanone dove l'ortopedico guarda la lastra, mi mastrussa il ditone e dopo avermi chiesto due volte se avevo ridotto spontaneamente la lussazione mi ha confermato con accento teutonico "Ha fato un puono lavoro! Atesso lasonil e pazienza: qvesta estate finito ti arampicare!". MERDA MERDA MERDA MERDA MERDA MERDAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!! Ora sono qui. Non fa malissimo, è un pò meno gonfio e mi rifiuto categoricamente di pensare che la mia stagione finisce qui: devo solo aspettare di riuscire a reinfilare la scarpetta! MERDA!
Scritto il 13/07/2009

Citta dei Sassi 2
Venerdì 10/07, un altro giro alla Città di Sassi. Il tempo è brutto e pioviggina ma i passaggi non si bagnano. Riprendo alcuni blocchi che ho abbandonato 2 gg fa. Sorprendentemente mi riescono al primo colpo. In particolare More of an Issue, un 6a dall'aspetto banale per quantità e dimensioni di prese che sì è poi rilevato effettivamente 6a! Anche questa volta vago di blocco in blocco inanellando salite sui quei passaggi che più mi attirano. Il facile strapiombante è fantastico: un numero infinito di combinazioni dal 5a al 5c, muri verticali, placche strapiombanti, o grotte a grosse manette. C'è un sacco da imparare e più di una volta salgo e risalgo lo stesso passaggio provando differenti combinazioni. Ci sto 3-4 ore e alla fine opto per chiudere la giornata con un'escursione. Ritorno verso l'auto e passo in fianco a Really Bad Karma. Il demone del grado mi tenta... cerco di resistere (in realtà neanche tanto) ma alla fine soccombo: devo provare! Mi girano un pò le palle perchè il blocco è a 20 mt dal parcheggio e nonappena metti le scarpette ti ritrovi uno stuolo di gente che ti guarda e commenta e nel mio caso la figura di merda è proprio dietro l'angolo. Tra l'altro devo citare la dotta dissertazione di un borgataro "che ielàddetto n'amico suo der terminillo" e critica le mie Red Chili perchè "aò... cume fa a salì con chee babbucce che c'ha nelli piedi! Nun c'hanno manco li rampini de acciaio pe' impizzicasse ar precipizio!". DDDio... ero accasciato sul crash-pad con la faccia nascosta nel saccetto della magnesite: dai... non si può ridergli in faccia così! Il bello arriva dopo il mio primo tentativo che sbaglio di un soffio. Er tipo me guarda e me fa "eeehhh... mo ho ccapito: te sei un friclain che va su a mani nude! Ma quando annate alti alti i picchetti li usate però!?!" ed io ho risposto "Certo certo, ed anche le funi". Ma che grandioso è? Comunque, al secondo tentativo esco da Really Bad Karma! Le valutazioni sono discordanti, boulder.it dice 6b+,la guida originale su Planet Mountain dichiara 6b come anche alcuni utenti su 8a.nu, Alpboulder.it dice 6a+ ed io sono d'accordo! Tolgo le "babbucce" e chiudo il pad: giornata grandiosa!
Scritto il 13/07/2009

Citta dei Sassi
Città dei Sassi, Passo Sella, Alto Adige. Tra le diapo di mio Papà ce ne sono alcune che mi ritraggono mentra arrampico alla Città dei Sassi circa 20 anni fa. Probabilmente i vari Sharma o Graham o Ondra non ci verranno mai, ma è sicuramente uno dei posti più belli al mondo per fare bouldering. Sono le 9.30 di mercoledì 08/07 quando arrivo e ci sono 6 gradi! Vago nel dedalo di blocchi con la guida trovata in rete che in realtà è un foglietto tipo quello di Magic Wood. Faccio fatica a trovare la giusta motivazione: come sempre, anche quando venivo qua per salire vie lunghe, il solo fatto di essere qui mi basta. Salgo su un bloccone e mi guardo attorno: da nord, le Odle, lo Stevia, i Cir, il Mur Freid, Il Sella con le sue Torri, la Marmolada, i prati del Col Rodella, Punta Gromhann, Cinque Dita ed il Sassolungo immenso sopra di me. Tutto questo è abbastanza. Poi alla fine mi squoto e trovo un blocco segnato che riconosco. E qui inizia il bello: ci sono passaggi di 3° grado mooolto strapiombanti, manette grosse è vero, ma mooooooolto strapiombanti. Ok, vado all'auto che è a pochi minuti di cammino e prendo le mie cose. All'inizio è faticoso, ma poi mi scaldo ed è divertimento assoluto: un terreno di gioco nuovo, bei movimenti, i muscoli che finalmente lavorano senza sudare. Niente gradi, niente relazioni, niente cose "da fare" ma solo arrampicare e dopo un paio di ore ininterrotte comincio ad accusare: i tendinuzzi all'altezza del gomito cominciano a urlare epiteti. Di buon grado mollo il colpo e tornando alla macchina addocchio un passaggetto in una grotta con un lancio ad uscire dall'aspetto innocuo. Provo le prese di partenza e decido che mai riuscirei a stare contro il soffitto. Non me ne frega nulla. Domani il blocco sarà ancora qui. Metto le scarpe da ginnastica, cambio zaino e faccio una corsa al rifugio Comici per un cafferone tedesco. Per qualche motivo che mi sfugge dove in inverno ci sono le piste da sci ora ci sono autostrade di fiori gialli e sopra di me la est del Sassolungo. Poche volte nella vita la sola vista di qualcosa mi ha riempito così tanto il Cuore. Essere qui con una miriade di possibilità alpinistiche e spellarsi le mani su sassetti di pochi metri dovrebbe sembrarmi quantomeno bizzarro, ma non è così. Percepisco il disegno che sta dietro a tutto questo: l'arrampicata atomica viene legata dall'ambiente e dal paesaggio sino a formare una meravigliosa esperienza molecolare.
Scritto il 13/07/2009

Primo giorno di ferie
Fuggito. Sono letteralmente fuggito dall'ufficio alle 12.40 e alle 14.00 ero a Visido. Magro pomeriggio: Due 6a senza gioia anche se il secondo era proprio bello, belle prese, bei movimenti, altino. Ed ora è anche peggio... il senso di vuoto, di perdita di qualcosa... Vedrò i prossimi giorni: mercoledì vado in Val Gardena e farò bei giri alla Città di Sassi, un posto che amo e dal quale passo almeno una volta all'anno da almeno venticinque anni. Le montagne mi puliranno.
Scritto il 06/07/2009

Il secondo 6c: buon compleanno Toso!
Ieri ho lavorato, e oggi è il mio compleanno: ho fatto una corsa in Val Masino e mi sono portato la telecamerina. L'obbiettivo era provare Vermut Strisciut, un ristabilimento storico valutato 7a che sembra sia un must. Salendo ho notato che il torrente era stranamente più basso. Mi fermo al Ponte del Baffo e... si può traversare!!! Quindi via, al blocco sui cui ci sono passaggi di "aderenza pura" come dice la guida. Sono passate da poco le 8.00 fa fresco ma c'è un umido bestiale: arrivo al blocco vagando nel bosco ceduo e mi trovo davanti ad un bel placcone muschioso, o almeno così sembra. Mi metto all'opera con spazzoletta e olio di gomito per pulire gli appoggi. Dopo una ventina di minuti il blocco sembra potabile. Mi dedico a Gatto Silvestro: un 6c che ascende traversando la placca verso destra sino ad una tacca per poi salire dritto. Dopo due o tre tentativi arrivo bene alla tacca ma cicco decisamente l'appoggio con il destro: per un soffio!!! Dopo un pò arriva il sole e asciuga la roccia ma ben preso questa comincia a trasudare. Sono le 10.00 ed ho poco tempo perchè il caldo si fa sentire e l'umidità aumenta. Arrivo ad un buon punto ma troppo in alto, mi abbasso verso la tacca e volo mancado in crash-pad con il piede destro e finendo su un sassone: un male porco. Mi riposo un pò ma anche stando fermo mi sento appiccicoso e sudato. E' il "do or die": o passo adesso o devo rimandare. In effeti arrivo ad un buon punto, afferro la tacca ma il piede destro non becca il cristallo, scivolando capisco perchè si chiama Gatto Silvestro!!! Mi fermo a 50 cm ta terra!!! Ho tenuto la tacca!!! Mi riassesto e risalgo su appoggi muschiosi che non avevo spazzolato. Fatto, poco elegantemente ma fatto. Sono contento, certo, ma credo che dal punto di vista del divertimento un 6c è ben barattabile con un pò di 6a!
Scritto il 28/06/2009

Il peggio di me
Un w.end denso, di quelli che ti restano appiccicati alle dita. Venerdì è accaduto un fatto estraneo all'arrampicata ma che mi ha lasciato di marmo. Non tanto il fatto in sè ma la mia reazione. Arrampicando, sui passaggi difficili mi alleno ad abbandonare la razionalità, a fermare il pensiero cosciente ed a lasciare fluire il movimento. Venerdì sono deflagrato, ho perso il controllo e per lunghi minuti ho indugiato in uno stato del quale mi vergogno. Un'occasione in cui avrei potuto tirare fuori un me migliore, riguardoso e rispettoso, si è trasformata in un'esplosione di egoismo dei più bassi e gretti. Cosa vale essere calmo e tranquillo sui sassi, affrontare un passaggio difficile con la tranquillità nel cuore quando non riesco a portare questa tranquillità e serenità nella mia vita. Arrampico per migliorare, e non intendo solo fare un grado in più, ma evidentemente o non arrampico abbastanza oppure sono veramente un odioso egocentrico profondamente egoista.
Scritto il 28/06/2009

Scuola di movimento
Val Masino, ancora. Obbiettivo le due linee che mi mancano della Preda Peintada. Parto al blocco "il Panino per evitare" di provare i passaggi da freddo. E' un blocco un pò imbrugato e le linee a prima vista sembrano banali. Comincio con quelle effettivamente banali poi attacco prima la placchetta di 6a+. Come da copione mi lancio senza pensare e cicco il passaggio. Le realtà è che non sono abbastanza forte. Il mio livello di forza supporta un numero ristretto di movimenti tecnici e nel momento in cui mi ficco in una situazione in cui occorre tirare, cado. Ultimamente, complice la lettura del libro di John Gill, ho arricchito il mio repertorio con dei movimenti dinamici. Niente lanci spettacolosi, ma alcuni slancetti verso l'alto che mi permettono di arrivare a prese che raggiungerei a fatica con movimenti statici. Non posso fare a meno di riflettere se questo comporta una diversa valutazione del passaggio. Dal punto di vista puramente fisico è vero che "salto" interi passi intermedi ma questo tipo di movimenti mi obbliga ad una concentrazione e consapevolazza del movimento molto maggiore dei normali passaggi. Per quanto riguarda la difficoltà, beh... devo proprio ammetterlo, mano a mano che vado avanti il mio livello migliora, poco, ma migliora e mi fa più piacere constatare che i miei passaggi sono più puliti e fluidi e assomigliano sempre meno ad una spasmodica lotta contro il volo. In questa ottica la difficoltà pura perde un pochino di importanza: ciò che mi importa è passo o non passo. I 2 passaggi successivi mi offoro un'ottima opportunità per provare differenti combinazioni di movimento. Il secondo dei due, un 6a+, l'ho provato almeno 5-6 volte incaponito su una sequenza di scuola "alpinistica". Poi mi sono fermato a riposare, quando ho ripreso ho lasciato scorrere la fantasia e, come succede sempre, tic, tic, tic... sono passato! Poco sforzo, poca fatica, bel movimento. Chiudo l'ultimo passaggio praticamente di corsa: un ristabilimento di melliana memoria. E' il momento di spostarsi alla Preda Peintada. Faccio progressi ma non riesco a passare: sul 6c+ consolido la partenza e aggiungo un movimento, sul 6b+ arrivo all'ultimo passaggio e mi manca il coraggio per fare un paio di movimentini. Se questi fossero ad un metro da terra li farei di corsa. Va bene, sono soddisfatto. Chiudo il crash-pad, mi fermo qualche minuto sul torrente a fare stone balancing ed ancora una volto trovo le affinità tra quello ed il bouldering: se due sassi hanno la possibilità di stare in equilibio basta solo cercare quel singolo infinitesimo punto in cui le forze si sposano. Ed il più delle volte non occorre cercare il buco nel sasso o il particolare strutturale ma basta ascoltare, sentire con il cuore e lasciare fluire la mente e la fantasia. E così i blocchi, si salgono per il solo fatto che esistono e se un blocco non ha la possibilità di essere salito, anche solo per una linea banale allora significa che non esiste.
Scritto il 21/06/2009

Attimi di lucidità e serenità
Scrivo oggi, sì scrivo oggi perchè sono incazzato come una bestia. Oggi scrivo di domenica perchè mi sembra sia stata mesi fa. Oggi è una giornata iniziata male e proseguita peggio. Di quelle che ti fanno pensare che forse è vero... non vale la pena! Comunque domenica mi sono svegliato prestissimo, non so perchè. Doveva essere il giorno in cui avrei potuto riposare un'ora in più. Sono sveglio... e allora? Allora parto! E' bello essere in giro già al mattino presto. Alle 7.40 sono già al Ponte del Baffo, l'idea è di andare a visitare il famoso blocco che la guida descrive come "aderenza pura", peccato che sia al di là del torrente e che questo non sia tanto guadabile (anche perchè la temperatura si aggira sui 9 gradi). La meta alternativa non è precisa quindi salgo a San Martino, l'astra gira a destra per il campo sportivo. Parcheggio e mi avvio seguendo un'idea: la Pietra delle Meditazioni. Bella, molto bella e alta! Non merita moltissimo il teschietto perchè anche se alta e lichenosa, la seconda parte è veramente semplice. Parto da destra e arrampico lentamente su ogni linea: 5a, 5b, 5c. Così a occhio 'sto 5c mi sembra un bel tocco più facile di quello prima, ma non mi interessa. Ora il piatto forte della struttura: 6a+!!! Mi lascio prendere dalla fregola del flash e lo studio senza toccare nulla, mmmmh... ci sono ricascato ancora!!!! Ho cominciato a ragionare,elucubrare, pensare e alla fine me ne sono uscito con la genialata del giorno: gli appoggi sembrano più cristallosi che aderenzosi, ergo metto le scarpette abbananate mega-giga-super. Ovviamente è una salita squisitamente in aderenza ed ovviamente con le dita rattrappite in quegli stivaletti malesi non sento nulla. Dopo qualche tentativo (perchè non solo non ammettevo di aver sbagliato, ma pretendevo di avere ragione!!!) ho rimesso le mie vecchie Mythos, mi sono avvicinato alla linea e tic tic tic... un passetto alla volta con un pelino di tremolio sul passaggino più duro, sono arrivato su! A questo punto ho degnamente commemorato con una bottiglietta nuova nuova di acqua frizzante dopodichè sono stato scacciato dagli insetti. Faccio fagotto e mi sposto alla Preda Peintada, stessa scena, metto le Mythos, attacco la linea dalla quale sono saltato giù settimane fa e la salgo. Così, quasi di corsa e senza nemmeno accorgermene. Ok, la prova del nove: 2 metri a destra c'è un altro 6b. Poso le mani, appoggio i piedi e in un attimo sono alle ultime prese buone. Non faccio forza e sono comodissimo, potrei quasi staccare entrambe le mani. Senza ragionare metto la mano su un cristallo, also il piede sinistro sino a uno svaso che si rivelerà solamente un'ombra. Tiro un pò e tiene... e... scendo due passi e salto! Non so cosa è successo, ma non mi interessava più. Mi capita, anche per cose che non siano l'arrampicata che in un nanosecondo e per i motivi più strani perdo la motivazione e con essa l'interesse. Ma oggi mi siedo sul pad appoggiato al blocco come una poltrona, tolgo le scarpe e mi perdo tra le placche del Pesconfio. Questa volta sono stanco davvero, le dita spelate e i polpastrelli che sanguinano. Le braccia e le spalle che "si sentono". Dormirei anche, sì dormirei proprio volentieri, anche solo 5 minuti. Per godermi questa serenità e spensieratezza che solo la fatica può regalare.
Scritto il 17/06/2009

Prima volta a Cresciano
Venerì sera dopo cena mi ha preso l'irrefrenabile desiderio di pulire il piano cottura ed il lavello. Prendo il mio bel prodottino bello aggressivo e comincio. Mentre risciacquavo il lavello ho notato che lasciavo delle strisce bianchicce e gommose: era la pelle delle mie dita che se ne andava!!! Ora è sabato e sento molto la mancanza dei miei calletti: al secondo blocco è già spuntata una stilla di sangue! Chironico. La guida non gli rende merito. A giudicare dalle fotine pare un posto da mostri di Firenze e compagni di merende. In realtà è un bel posto!!! Ci arrivo con idee bellicose (come al solito) che si infrangono a causa della mia testa di minchia che non riesce a capire quanto sia importante un riscaldamento corretto. Al primo blocco un paio di passaggi facili (5) e poi mi sposto al secondo blocco prescelto che in teoria doveva servirmi da trampolino per il "la grande impresa". Sto parlando di un 6a+ che dopo innumerevoli tentativi ha preteso un ingente tributo di pelle. Non riesco nemmeno a pensare di appoggiare le dita sul 6c di Trip to London. Per consolarmi provo il 5 alla sua sinistra... oh... a 50 cm da terra ho cominciato a tremare. Ma che scemo sono??? Impacchetto la mia robetta e mi dedico all'esplorazione assaggiando qua e là. Ci sono dei blocchi fantastici che non posso non provare anche perchè è roba aderenzosa e alla fine porto a casa qualche risultatino tra cui un 6b che mi piace molto e un 6a+: il mio ego è salvo. A metà del pomeriggio sono arrivato alla base del blocco 32: un placcone solcato da meravigliosi passaggi facili in placca. Mi piace stare lì, il solo fatto di stare lì, metto giù il crash-pad e mi stendo nell'ombra. Dolcezza e abbandono e tutto diventa un sogno. Tutti i colori e i rumori e le sensazioni che si uniscono. Non mi drogo e non bevo... giuro! Ci metto un pò e riprendermi ed a ritrovare la voglia di muovermi da lì. Inizio a ritornare verso l'auto. Di blocco in blocco, seguendo una vaga traccia. Un bloccone che fa da ponte su un avvallamento, con una faccia alta 3 metri e lungo 6-7, una fessura orizzontale a metà della faccia del blocco, che parte da destra appena accennata e mano mano che va a sinistra si allarga sino a ospitare tutte le dita. Metto le scarpette, parto, a meta della linea ho i piedi su uno svaso a 10 cm dal bordo inferiore che a sua volta è a 1 metro e mezzo da terra... bellissimo... aderenza... la mia preferita. Un passo lunghiiiissimo, allungo, tacca per la sinistra, un passo ancora, fessura... finito il passaggio: 6a+ flash. Volevo durasse ancora...
Scritto il 16/06/2009

Un week-end senza blocchi
Lavoro di merda, tempo grigio, morale pure. Già la motivazione sta scemando, se poi ci si mette anche la meteo. Comunque sabato ho fatto un giro di compere: una maglietta, la magnesite e il libro di John Gill che tra l'altro ho già finito. Domenica opto per un giro di orientamento in Svizzera. Sono posti che mi piacciono sempre e normalmente riesco a staccare anche se per poche ore. Partenza pigra alle 8.00. A Como Grandate imbuco l'autostrada in senso inverso... vabbè, non è la prima volta che succede ma poi esco al primo casello, rientro e dopo qualche kilometro vedo le montagne nel retrovisore e il sole mi scalda il braccio sinistro: cazzo... sto andando nella direzione opposta!!! Riprendo la corretta direzione. Colazione a Bellinzona poi sosta a Faido per comprare la guida del Gottardo: l'azienda di soggiorno la domenica è chiusa! Proseguo comunque verso il Gottardo, ogni tanto il sole spunta tra uno scroscio d'acqua e l'altro. Procedo lentamente sui grandi tornanti che portano al passo, mi godo il panorama. Al passo: 6 gradi e stracci di nuvole che corrono tra i due lati delle alpi. Nei miei ricordi c'erano blocchi dappertutto ma poi mi guardo in giro e non vedo nulla! O almeno nulla di così altro e bello da scalare. Vi vesto e giro qua e là. In un tratto della vecchia strada sono tra due muri di neve alti almeno 4 metri: forse è un pò presto! Comunque mi piace essere lì. Mangio qualcosa all'ospizio e poi faccio un giro allargato di perlustrazione con l'auto. Scendendo verso il Cantone Uri intravedo le aree e forse anche il blocco di Trieste-Gottardo, un 8a. Mi metto sulla via del ritorno con la mente piena di dubbi. Tornare è già faticoso, tornare a mani vuote è deprimente. Mi fermo a Lavorgo e finalmente trovo la guide che cercavo. Passo mezzoretta a sfogliarle, al sole, seduto su un muretto in un punto che faticherei a non definirlo anch'esso deprimente. Nivo e Chironico sono lì ad un passo, non è tardissimo ma oramai la giornata è psicologicamente conclusa. Tornerò.
Scritto il 08/06/2009

Bagni di Masino
Bagni di Masino. Mi piace moltissimo quel posto. Silenzio, la foresta bellissima, gli uccelli che vengono a spiare cosa fai e poi poca gente. Ieri non ho visto nessuno.Si sale dal parcheggio nei pressi dell'albergo, mooolto comodo: 5 minuti sulla strada che porta all'ERSAF e 10 minuti in piano. Passo dal blocco di The Line, mi fa lo stesso effetto di Blue Sky of Mine a Magic Wood. Una linea perfetta che segue la lista verticale lungo tutta la parete. La voglia è quella di mettere le scarpette e provare ma non lo faccio. Una linea così bella non va sprecata, va "fatta" e basta, e questa linea mi incute timore e rispetto. In compenso riesco sullo strapiombino di sinistra. Bello, mi è piaciuto un bel pò. Ancora qualche linea carina sempre sul 6a e poi si ritorna a casa. Pensieri cupi forse dovuti ad una settimana molto intensa, vedo dei progressi lentissimi ma non può essere altrimenti visto che arrampico solo una volta a settimana. La realtà è che sono al punto in cui è richiesta una scelta verso un impegno più serio e costante oppure mi accontentarsi di ravanare qua e la collezionando 6a in attesa di trovare dei passaggi più difficili consoni al tipo di arrampicata che mi è più congeniale. In effetti non mi massacro più come qualche mese fa saltando da un blocco all'altro ma mi prendo delle lunghe pause, bevo il mio caffè, guardo in giro, penso. E poi mi ricordo che sono lì per salire qualche blocco. Ultimamente torno a casa con uno, massimo due passaggi di rilievo in tutta la giornata, e la cosa stranamente mi sta bene. Sono distratto e non ho sufficiente testa per sostenere il mio progetto e per impegnarmi su blocchi di difficoltà superiori. Lo spingere il mio limite provando e riprovando i passaggi mi annoia, mi frustra e a fine giornata prevale il senso di fallimento. Ed ora è una cosa di cui non ho proprio bisogno. Temporeggierò quindi collezionando 6a, tanto più che ultimamente quando esco dal blocco sono contento ed appagato, cosa che non capitava da tanto tempo.
Scritto il 31/05/2009

Per caso in Val Masino
Così per caso, uscita fotografica. Dopo mio papà non sono mai più stato fotografato da un professionista! Partenza alle 11.30 e corsa in Val Masino. Arriviamo alle 13.00: il sole a picco mi martella la pelata che è un piacere. Preda Peintada. Prima linea, il 5b tutto a destra, poi il 6a+ poco distante: placca tecnica a cristalli, fantastica. Arrivo in scioltezza all'ultima tacca e per fare il fico cambio mano. Nell'istante in cui la destra si alza per prendere un cristallo un pò più in alto il piede di appoggio parte. Mi prende alla sprovvista, ma come cazzo è possibile? Era in un posto a prova di bomba. Stringo ma non tengo, grattata di nocche e un discreto voletto per fortuna in pieno sul crash-pad. Rabbia rabbia rabbia. Che nervoso... per un soffio... Vabbè, mi rifugio un secondo all'ombra e poi riprovo. ora i cristalli mi sembrano saponette ma passo. Provo il 6b lì a fianco, un paio di partenze false poi vado. Arrivo a 50 cm dal bordo. Mi fermo e penso: gravissimo errore. 5 secondi dopo le dita scivolano ed anche gli appoggi. Posso farcela mi dico e tento un passo in più, ovviamente sbagliato perchè "ragionato" e non istintivo. Paura di aver paura. Guardo giù e la paura arriva: ma quanto è lontano il crash-pad, e come è piccolo!!! Uno, due e tre. Spicco il volo. Minchia non arrivo più. Centro il pad e rotolo nell'erba alta. Il tutto immortalato a raffica da una super Nikon! Sì... ho preso paura, ma lo posso fare tranquillamente, mi manca quel passetto in scioltezza che posso fare tranquillamente. Caldo porco. Riprovo la partenza che oramai è assodata. Arrivo al punto di prima ma non ho le palle per osare, arrampico un paio di passi all'indietro e poi salto. Bon, provo la partenza del 6c+ nel diedrino, tanto non ce l'avrei mai fatta a farlo flash. Mi stacco da terra ed è già buono. E' ora di rientrare. Nella galleria sotto a Lecco sto ancora pensando a quel passetto. Quando sono su vorrei essere giù, quando sono giù vorrei essere sù. Mah...
Scritto il 23/05/2009

Val Bodengo
Piove ed è molto coperto, partenza pigra sotto una pioggerella noiosa. Cimaganda, Prestone, Val di Mello... non so nemmeno dove andare. Caffè a Chiavenna ed il tempo sembra migliorare. Decido di andare in Val Bodengo. E' meravigliosa! Un potenziale enorme, blocchi dappertutto e quel minimo di avvicinamento che scoraggia l'affollamento. Complice la meteo inclemente del mattino lo spot è deserto. I blocchi sono belli lichenosi ma qualche macchia di magnesite qua e là conferma che sono nel posto giusto. E' tardi, i blocchi che mi interessano sono ancora immersi nelle slavine ma assaggio qualche linea tranquilla vicino al sentiero. Anche se sono affascitato dall'ambiente e un pò distratto si rivela una giornata importante: con l'attenzione posta sulle debolezze più evidenti. Prime fra tutte la resistenza e la tattica. Quest'ultima mi difetta non poco: faccio sempre tutto di entsiasmo e a cuore aperto. Infatti un "banale" traverso su un bordo piatto fatto con i piedi a penzoloni mi vede arrivare alla fine della faccia del blocco con gli avambracci come quelli di Popeye! Bastava usare un tallone! Il riscaldamento è un'altra cosa che non so fare. Faccio solo un paio di blocchi come "warm up" e poi mi lancio sull'obbiettivo mentre sono ancora praticamente freddo: il risultato è che mi squarto le braccine, mi tocca stare fermo un bel pò e non recupero a sufficienza. Altro blocco-scuola: 6a+ sit start, la mia nemesi. Leggermente oltre la verticale e con un bell'allungo. Metto a frutto la lezione di Magic Wood e arrivo abbastanza presto al dunque, l'uscita su una foresta di licheni riserva qualche emozione ma non più di tanto. Per curiosità provo a mettere un paio di Red Chili che ho almeno da 4 anni, che mi scarrozzo in giro ma che ho usato solo un paio di volte perchè troppo piccole e dolorosissime. Le infilo e... sorpresa! Le dita non sono più rattrappite ed ho una discreta sensibilità in punta! Mi siedo sotto al passaggio, metto il piede sulla tacchetta e ci sta per bene, rifaccio il movimento e mi allungo tantissimo! la punta del piede sta lì dove deve e riesco a scaricare moltissimo al punto che faccio un movimento in meno e agguanto direttamente la lama risolutiva! Ottimo, il materiale fa la differenza. Il bottino di oggi, anche se scarso in termini di linee chiuse è eccellente: un 6a+ sit, le Red Chili sono usabili e funzionano, devo curare il riscaldamento e la strategia, i sit-start sono affrontabili, sono rientrato in un paio di pantaloni che non usavo oramai da anni ed ho finito i buchi della cintura!
Scritto il 18/05/2009

Viaggio nella Magica Foresta
Informazioni rarefatte, guida essenziale e un'aura di mistero. Magic Wood mi ha sempre incuriosito anche se nutrivo un timore reverenziale posto da super-fighi. Comunque ci sono andato! Venerdì pomeriggio il tempo non era proprio il massimo. Mollo l'Astra al campeggio e mi avventuro nel bosco. Non è così semplice capire dove sei: tracce dappertutto, blocchi dappertutto. Trovo qua e là qualcuno che arrampica e dopo un pò chiedo informazioni. Pare che qui tutti (locali compresi) non abbiano la minima di dove sono: trovi un blocco che ti piace, ti ci sdrai sotto e inizi a salire. Se è così direi che è bello! Faccio un lungo giro per far prendere un pò di aria al crashpad e alla fine riesco ad orientarmi un pò. Trovo un blocco bello alto con vie che sembrano di aderenza e poi sbuco sul pratino alla base di Blue Sky of Mine: che linea splendida! Il vento è veramente troppo freddo ed io poco vestito quindi, dato che la guida su internet consiglia di sostenere l'economia locale, io ligiamente applico le raccomandazioni e mi reco all'Edelweiss per un panino ed una birra. Sabato mattina visito il settore a monte: moooolto meglio! Mi piace proprio. Inizio su alcuni comodi blocchi non recensiti ma belli smanacciati di magnesite e poi vado sotto Blue Sky. Parto bello convinto, arrivo miracolosamente al taccone vicino allo spigolo che dovrebbe sancire la mia salvezza. Espiro profondamente e guardo giù per sistemare i piedi. Vedo il craspad lontaaaaano... minchia... e adesso? Sono qua dassolo e non vedo nessuno in giro, se pirlo via un pò più in alto mi pianto nella terra fino alle ginocchia... che la prossima primavera germoglio anch'io! E quindi il codardo fa un respirone e... salta giù! Una volta a terra ho realizzato che non era così alto come sembrava. Faccio la lama/fessura a sinistra del blocco e poi riprovo. Arrivo al taccone e mi terrorizzo. Ri-salto! Vabbè... riprovo dopo. Faccio un giretto lì dietro dove ci sono un paio di ragazzi con crashpad autocostruiti, mi fermo a vedere cosa fanno. Uno di loro con accento spagnolo (non si mai!!! più tardi mi diranno che sono Baschi, NON Spagnoli) mi spiega le varie linee. E' gentile e simpatico e mi invita a provare una mostruosità sul 7a ma gli spiego che "yo soy un viejo y gordo cabron!". Allora mi offre la sua colchóneta e mi dirotta su un 6a di quelli che non ci scommetterei 2 euri. Ok, mi ci sdraio sotto, mi attacco e comincio a tirare come un forsennato: il culo si stacca appena da terra! Al che il tipo mi si avvicina e mi spiega: una mano qui l'altra lì e il piede là. Eh... fa presto lui: c'ha le braccia che sono grosse come le mie coscie. Comunque faccio come dice, mi appendo e l'incredibile gioco di leve mi fa levitare, uno sforzo e arrivo alla tacca. Non ci credo! Poi per passare all'altra cado lo stesso ma cazzarola! Mi sono scollato da terra!!! In un paio di altri tentativi agguanto la presa risolutiva che lui ha definito "brutal". Esco... e stavolta sono gasato!!! Contento come un bambino in gelateria! E mano a mano che scendo dal blocco è anche meglio, e arrivo sotto e lo guardo e sono sempre più contento. I tizi si complimentano... incredibile! Questa persona che ho dinnanzi 5 minuti prima ha salito a vista il 7a lì a fianco come "calentamiento" ora mi sta dicendo "bravo". Ci spostiamo insieme, io vado sul Beach Bloc e chiudo la giornata tentando un ristabilimento che potrei arrivare a fare. Torno sui miei passi e li ritrovo appesi sottosopra come le mosche ad un quarto di bue. 7c. Passo il resto del pomeriggio con loro: che grandiosi! Per nulla gelosi di ciò che fanno o sanno, con lo spagnolo e qualche parola in inglese comunicano con il mondo intero. Se passassi una settimana con gente così... o imparo o mi macello del tutto!
Scritto il 11/05/2009

Il gioco ricomincia
Bisogna guardare nelle pieghe delle cose, negli angoli dimenticati. Scorrevo la guida e mi sono accorco che c'era un settore in cui gli angoli delle pagine erano perfetti, nessuna piega, non consumati. Si tratta di piccole zone periferiche, probabilmente quei posti che per lungo tempo sono stati i giardini segreti di qualcuno. Blocchi amati e nutriti con pelle di dita, magnesite e gomma. Poi, una volta cresciuti è arrivato il momento di lasciarli andare. E' in uno di questi posti che c'è questo blocco. Quattro passaggi, un 5b, due 6c ed un 7a/7a+. Nelle descrizioni di quest'ultimo e di un 6c ci sono due magiche parole: aderenza pura. L'ho letto più volte per esserne sicuro. A 60 ore e 30 minuti dal mio primo 6c, il nuovo gioco è arrivato. Trepidazione ed esitazione, speranza e disillusione, gioia e scoramento, Yin e Yang. Il gioco incessante delle forze alterne, la continua dialettica degli opposti che crea l'energia vitale. Un nuovo viaggio verso una cima di nulla. Arrivare in alto per scoprire che il Cielo è sempre molto più in alto di quanto tu possa essere salito, e non per questo smettere di salire. Perchè salire è il vero scopo, non la cima, non il raggiungimento dell'apice del percorso, ma il percorso stesso, il movimento verso l'alto in sè
Scritto il 05/05/2009

Fourty Plus
E' un pò come quando devi cambiare l'auto e quando ne hai scelta una ti capita di vederla ovunque. Così è per me: sembra che molti, moltissimi, si occupino dell'arrampicata oltre la soglia dei 40 anni. Ho appena letto il bellissimo articolo di Peter Beal apparso su 8a.nu dal titolo Climbing Past 40. Con mia sorpresa ho potuto constatare che le questioni trattate sono le medesime per tutti: concentrazione e motivazione, coltivare il movimento e la carenza di supporto da coloro che non arrampicano. Cito testualmente "... If you have goals and desires that sit outside the typical modes of acquiescence and resignation, expect resistance and misunderstanding from those who cannot see what you do. Be patient, be realistic, but be persistent. " Come direbbero l'ammericani: very inspiring. Mi accorgo di aver perso il repertorio di movimenti, mi accorgo che solo ore più tardi, a casa, scopro che forse avrei potuto usare un appoggio diverso, una tecnica differente. Questo perchè nel momento in cui sto provando il passaggio rimango intrappolato nello stereotipo del "vecchio, grasso, debole e per giunta pelato"!!! Sono anche convinto che la capacità della mente umana abbia un limite e, raggiuntolo, essa elimina i dati meno utilizzati per far posto a quelli più freschi e necessari alla gestione delle attività contingenti. Per molto tempo la mia testa è rimasta concentrata su altri argomenti, sullo shiatsu, sul kayak e soprattutto sul lavoro. Quindi le informazioni complesse di intelligenza motoria finalizzate all'arrampicata sono state rimosse in quanto non utilizzate da lungo tempo. Si tratta di avere pazienza, di tenere duro e ricostruire quel patrimonio di elementi basilari con i quali costruire tutto il resto. In tutti noi esistono delle dinamiche dominanti, delle capacità che giacciono inespresse e sottoutilizzate ed attendono solo di essere attivate e rischiarate dalla luce dell'entusiasmo. Entusiasmo, il segreto di tutto.
Scritto il 04/05/2009

Un buon risultato
Il primo 6c. Al Masso della Luna in Val di Mello, quello che avevo provato settimana scorsa. E' stato bello arrivarci: il sentiero in silenzio, riscaldarsi sui passaggi già fatti e che questa volta sembrano semplici. L'aderenza è una tecnica che mi è congeniale anche se non è spettacolare come uno strapiombo. Due tentativi, e al terzo salgo. In cima la mente riparte e i pensieri ricominciano a scorrere. Resto lì... aspetto... aspetto l'euforia, aspetto la botta di ego. E invece niente. Non ho cincischiato, ho fatto tutto per benino, dov'è il mio premio? Dura qualche secondo ma poi si scioglie nell'odore del bosco. Già fatto? Tutto qui? E adesso? Finito il gioco, non più guardare la guida e desiderare di tornare al più presto, non più l'eccitazione data dal sapere che si ha una possibilità. E' già successo altre volte, specialmente alla fine delle salite in solitaria. Oltre la vetta non c'è niente se non un'altra vetta. Come sempre quello che conta, la vera esperienza forte è quello che sta tra il momento in cui vedi il blocco o la via e desideri salirla e l'uscita. Il farsi goccia che, in barba alle leggi di natura, dalla terra sale e segue il percorso per la via più semplice. Una volta in cima, la traccia umida evapora e non resta altro che il ricordo della sensazione e le emozioni. I passaggi meglio riusciti sono quelli in cui la testa è spenta, i pensieri muti e il corpo lasciato alla sua libertà. C'è il sole, famiglie sui prati con bambini che scorazzano in giro. Gente con in crashpad, gente sulle vie. Più tardi provo qualche altro passaggio. Ma la concentrazione non c'è e la motivazione meno che meno. Per oggi basta così. Il poco di oggi è veramente molto e il mio 7a è più vicino.
Scritto il 02/05/2009

...dopo tanto tempo, Val di Mello
Sabato, Festa della Liberazione. Dopo 5 anni ritorno in Val di Mello. Alle 8.15 sono a San Martino e fa un freddo porco: 4 gradi! Caffè... cazzeggio e poi mi parcheggio in Valle. Visto che il sole si fa attendere faccio un giro. Sono cambiate un sacco di cose: il sentierino è ora una carrozzabile a cui manca solo l'asfalto, la sponda del Bidet della Contessa è stata "raddrizzata" e cementificata, spazzatura sotto ai sassi oltre il livello solito... Bon.. cerchiamo di non fare il rompicoglioni polemico come al solito. Arrivo al Masso del Sole e giro un pò tra i blocchi vicini. Il sole si affaccia e torno al parcheggio. Incontro delle persone che conosco e mi attardo in chiacchere, quasi non avessi voglia di arrampicare. Inizio al settore Proprietà Privata che è ancora in ombra. Memore di sabato scorso faccio il "warm-up" come si deve. Fa ancora piuttosto male e sono cosciente del fatto che l'unica cura per questi guai è il riposo. Cerco blocchi in cui lo sforzo è principalmente sui piedi e mi concedo lunghe pause tra un passaggio e l'altro. Non va malaccio ma facendo gli Stapiombi dei Veronesi (6a) sento una fitta al braccio sinistro... ok, ok. E' il momento di evitare di pregiudicare ulteriormente i miei acciacchi. Mi sposto comunque al Masso del Sole: un blocco così alto e facile non posso non farlo! Ed ancora una volta mi chiedo che senso ha andarsi a cercare dei blocchi che sono delle mini-vie. Non sarebbe più bello ed appagante ritornare al multi-pitch? Una sola cordata su Kundalini, nessuno su Alba del Nirvana, nè su Tunnel Diagonale, tantomeno alle Placche del Giardino. Sì, le cose sono piuttosto diverse da quando, già ad inizio aprile e neve permettendo, già alle 10.00 si vedeva la riga colorata di cordare su Kundalini. Visto che non ho praticamente usato le braccia se non per appoggiarmici giro l'angolo e sono al Masso della Luna, 6a di aderenza e cristalli: perfetto se non fosse che per la foga perdo l'equilibrio mentre ero ancora a 50 cm da terra. Buona la seconda: peccato. Prima di rientrare provo la linea lì a sinistra che danno 6c, giusto per ridere un pò, mi dico. Il problema è che non l'ho fatta proprio per un soffio. Allora, è vero che è aderenza e non "ditosa" nè "sottosopra", ma è pur sempre un cazzo di 6c e se fossi stato più concentrato e convinto avrei avuto qualche possibilità in più di una bella salita flash. Evito di pasticciarla e non le faccio nemmeno una foto. Sarà nei miei pensieri sino alla prossima volta. Se l'arrampicata atletica ti mette a confronto con la realtà fisica, l'aderenza è un'inclemente specchio per l'anima. Che non sono in forma, che non ho più vent'anni e che sono pesante, sono dati di fatto, ma comincio a pensare che il mio maggiore ostacolo sono io stesso. Basta cincischiare, se proprio voglio fare un 7a non è meglio che cominci a provare dei 7a?
Scritto il 27/04/2009

Ascoltare i messaggi del corpo - giorno 3
Fa così male che faccio fatica a respirare. Non mi è mai capitato. E' la zona vicino alla piega del gomito, poco sotto l'origine del brachioradiale. Cazzo ho fatto la stronzata... ecco, la mia stagione finisce qui e tutto il progetto. Stamaledetta la mia smania di produrre... Cazzoccchemmale!!! Respira Mauro respira a fondo. Cerco di massaggiarmi le braccia ma non mi si chiudono le dita. Cerco di fare stretching ma non riesco ad alzare gli avambracci. Dio Dio Dio ho fatto la stronzata... Lo sapevo che finiva così... Forse mi sono fatto male davvero! Ho impiegato più di un'ora per scendere dal blocco, altra mezz'ora per togliere le scarpe e raccogliere le mie cose. Non riesco nemmeno a premere il telecomando per aprire la macchina: devo appoggiarlo sul cofano e schiacciare il pulsante con una nocca. Stamattina il tempo non era fantastico come ieri e l'entroterra era già incappucciato da un cielo grigio piombo con cumuli bianchissimi. La strada che sale a Pero mi riserva uno spettacolo grandioso: dal parabrezza vedo la cima del Beigua immersa in meravigliose nuvole bianche illuminate dal sole e stagliate su un cielo quasi nero, nel retrovisore vedo la vallata illuminata con il verde brillantissimo proprio di questo periodo. Parcheggio e scendo ai blocchi. Vento freddo che risale e prime gocce. Porca vacca, è vero che oggi doveva essere una giornata di "recupero" ma mi dispiacerebbe mollare il colpo per la meteo. E quindi via, oggi mi sento fiko e il riscaldamento lo faccio su Ecate. E le braccine mi fanno male e mi viene il fiatone. Vabbè, dico, è ovviamente perchè sono freddo. Lo rifaccio partendo in piedi ma non è meglio, anzi, gli avambracci fanno male anche se non sono ingolfati di acido lattico o contratti, bruciano e basta. Allora, sono uno Shiatsuka e dovrebbe essere normale per me ascoltare e comprendere i segnali che il corpo ci manda. Peccato che oggi (come spesso capita) sono sordo e cieco! E quindi provo il 6a che sta lì in fianco. Parte a destra e esce su Ecate. Lo faccio, tremolante e faticosamente ma lo faccio. U baixinna!!! Che vuol dire che piovicchia. Prima di chiudere tutto riprovo il passaggio appena fatto: adesso lo faccio meglio e curo i movimenti. Stessa fatica e non proprio bello ma un pochino meglio. Arrivo al passaggio di uscita, il pad è ovviamente qualche metro in là, il piede sinistro scivola e mi spavento. Non voglio saltare, sotto ci sono dei sassi, e allora stringo e tengo. Mi rabalto sulla cima del blocco e nel momento stesso in cui mi stendo le braccia esplodono. Ed eccomi qua. Ora sono in spiaggia. Il dolore è passato e guardo i surfisti. Il mio w.end arrampicatorio è finito qui ma il viaggio continua e pomeriggio andrò a trovare degli amici allo Scoiattolo di Savona. Spero di tornare presto.
Scritto il 18/04/2009

La vita è bella al Potala! - giorno 2
C'è il sole, il suolo è umido ma i blocchi sono asciutti. Settore Potala B, ho tempo e faccio le cose con calma: bellissimo! Scelgo i primi blocchi, V0 per riscaldamento. E' un'arrampicata diversa e faccio fatica. Dopo un pò va meglio e provo un 6a: riesce al primo tentativo e mi sembra facile. Troppo facile. Ricontrollo la guida ed effettivamente vedo che la partenza è dietro lo spigolo. Rifaccio e al secondo tentativo passo. In verità mi ero riproposto di non strafare, rispettare il mio stato fisico da "prescinsoa" (cagliata di latte fresca) e di dedicarmi solo ai V0, almeno per il primo giorno, ma i buoni propositi si sà, vanno presto in fumo. Provo un altro 6a, non capisco come partire (sit-start... la mia nemesi!) e mi accanisco provando e riprovando. E' tardi quando mi ricordo che "non sto proprio un bijoux" e decido di spostarmi. Potala C, altri V0 ed uno in particolare che mi respinge. Sono passate 3 ore dal mio arrivo e sono già alla frutta. Ansimo come un mantice e tossisco che sembro un asino che raglia! Che imbecille! Ma c'è il sole e l'aria è pulita. Vado sul grande piastrone scavato dal torrente, apro il crash-pad, tolgo la maglietta e mi stendo al sole. Pensieri affollano la testa, tra tutti uno è interessante: nessuno, o quasi, mi appoggia in questo mio progetto. Io provo a spiegare che la mia non è una sfida sportiva o "quantitativa" bensì una ricerca ma nessuno ne coglie il significato. L'obbiezione standard è "con la tua esperienza potresti fare delle gran belle vie in montagna ed invece ti ostini a gareggiare con ventenni che pesano la metà di te e hanno il doppio della tua forza". Spiego di "arrampicata allo stato atomico", della purezza del gesto, ma nulla. Il fatto è che se questa cosa le devi spiegare, è inutile farlo: non capirebbero comunque. Un'oretta passa in fretta e mi sento meglio ma le braccia mi fanno male in un punto ben preciso che non lascia presagire nulla di buono. Provo lo stesso qualche altro passaggio e decreto la fine della giornata arrampicatoria. Mi è piaciuto, mi è piaciuto tanto arrampicare qui. L'aria è vibrante del calmo entusiasmo, dell'orgoglio Ligure misto alla capacità di porsi con serenità di fronte al futuro, del non affrettarsi. Anch'io appoggiando le mani sulle prime tacche ho mormorato tra me e me "oua vedemmu!" e chiudendo il crash pad l'ultima volta ho pensato "qualcosa sarà". E' facile immaginare persone che non ho mai conosciuto e delle quali ho solo letto, aggirarsi tra i blocchi e studiarli. Questo è il Loro posto, questo è il posto che hanno sognato, trovato, curato e frequentato. E sono loro grato per non averlo tenuto nascosto. Carico tutto nel baule dell'Astra, mi siedo sul cofano e finisco la bottiglietta d'acqua guardando le case e i paesi nella valle. Metto in moto, il diesel ronfa sommesso in discesa, pochi chilometri con i finestrini aperti e di fronte a me c'è il mare. C'è un pò di boulesumme ed il sole comincia ad abbassarsi. La vita a volte è bellissima, anche so ho fatto un solo 6a!
Scritto il 17/04/2009

Fuga a Varazze - giorno 1
Sono in auto. Ho un mal di testa porco, il naso tappato e una tosse fastidiosa. Sono partito senza convinzione con una meteo da tardo autunno e in testa pensieri tipo "ma chi me lo fa fare di sbattermi così..." . Già al casello però le cose vanno meglio. Mi fermo a Marengo a bere un caffè. Nel cielo nuvole alte e buchetti di azzurro. Va già meglio. Domenica scorsa ho comprato la guida: se da un lato è un bene perchè ho potuto farmi un'idea di dove stavo andando, dall'altro è un male perchè ovviamente ho cominciato a vagare con la fantasia ed a farmi progetti irrealizzabili. A26 sotto un'acqua incessante. Passo del Turchino e, come spesso accade, scendo verso il tempo in miglioramento! A10 e non piove. Esco a Varazze e prendo per l'entroterra. Adoro l'entroterra ligure, la differenza dai baretti fighi per turisti alla marina e i bar per i locali nei paesi ad appena 5-6 km dalla costa, le case aggrappate alla coste e gli orti sulle "fascie". La guida è chiarissima e arrivo a colpo sicuro. E' tutto bagnato e l'aria è densa di umidità quindi giro esplorativo. Scorazzo su e giù per il Potala. Riconosco i passaggi più celebrati dalle foto su internet. E' un posto strano... diverso da quelli che ho frequentato sino ad ora. La roccia particolare, i passaggi facili e poco ripetuti che si sono già arresi alla vegetazione. Arrivo ai "laghetti": bellissimo! Guida alla mano e di blocco in blocco passano le ore. Il mal di testa è sparito, il naso libero e il senso di oppressione si è sciolto nell'odore del bosco: sto benissimo e sono felice di essere qui. Quando sono al settore Potala E decido che è meglio tornare all'auto e andare verso Celle dove la Maria e il Mauro mi stanno aspettando per cenare. Risalendo mi accorgo che la mia influenza mal curata è lì sulla mia spalla: un fiatone bestiale per qualche centinaio di metri in leggera salita! Faccio mentalmente il programma per la visita di domani. Sembra tutto bello, tutto possibile, basta solo metterci le mani e salire. Scoprirò poi che così non è.
Scritto il 16/04/2009

Vacanzina arrampicatoria
Domani me ne vado per 3 giorni: vado a Varazze! Sono in uno stato pietoso: stanco morto e raffreddato. Ma vado. Vado per ricaricarmi. Un posto nuovo ed al mare. Conosco bene la zona e anche se il tempo non dovesse essere dei migliori avrò amici da andare a trovare e giretti solitari in posti che mi piacciono. Ho comprato la guida domenica scorsa, appena l'ho aperta a caso mi sono spaventato: tutto quello che vedevo era largamente al di sopra delle mie possibilità! He he he! Andrò per funghi o a fare il bagno nelle pozze del torrente! Poi, leggendo bene, ho visto che ci sono anche blocchi per mezze seghe! Nessun progetto se non quello di arrampicare, tante idee e un solo programma: godermi 3 giorni facendo solo quello che mi passa per la testa.
Scritto il 15/04/2009

Prima volta a Prestone
Giornata un pò povera di risultati. Con me c'erano Wolf e Sixty che mi hanno dato una grande soddisfazione: salendo il primo blocco di riscaldamento Wolf mi guarda e dice "sembra facile" e Sixty risponde "lui lo fa sembrare sempre facile". Ed effettivamente era un passaggio facile ma questa cosa mi ha rincuorato. Mi sono sempre premurato che la mia arrampicata fosse fluida e bella da vedere ma, rivedendomi in un filmato, mi sono visto impacciato e molto "di forza". Questa affermazione è stata importante perchè in fondo vuol dire che non ho proprio perso tutto, si tratta solo di darmi il tempo di recuperare. Prestone è un bel posto, blocchi distanziati e sui prati e, complice il bagnato (aveva piovuto qualche ora prima) le difficoltà mi sono sembrate severe. Di nuovo non ho fatto più di un 5c, Microtack, che mi ha impegnato molto. Non sono a posto, ora sono molto stanco e mi fanno male i reni. E stamattina dopo aver salito qualche passaggio ero già provato, la benzina è finita subito. Purtroppo Prestone non è proprio frequentatissimo e quasi tutti i passaggi che abbiamo provato erano un pò sporchi e lichenosi. E' un peccato per chè il posto è splendido. Secondo le indicazioni si può arrampicare sino a maggio e cercherò di tornarci, magari portandomi una spazzoletta per pulire un pò le prese e gli appoggi. Sono andato a vedere il Diamante... Meraviglioso!!! Il boulder di 6b così a prima vista sembra più facile ma, si sà, dal basso è sempre tutto facile. La linea di 7a è un'autostrada di licheni e necessita una pulita, ma il blocco è veramente bellissimo e gli atterraggi sembrano buoni. Alle 10.30 ci spostiamo a Cimaganda. Riprovo alcuni blocchi già fatti e faccio un pò di "didattica" curando la posa dei piedi e cercando di ridurre la fatica. Poi cerco di fare il bottino della giornata: la linea A al blocco 1 settore Enel, un 6a+. E' uno spigolo con partenza difficile e non capisco se si sale sul lato destro o sinistro. Scopro la freccina sulla faccia sinistra: esattamente l'opposto di quello che dice la guida e per di più l'atterraggio e pessimo. Sistemo il nuovo crashpad e il fido Robert e parto con Sixty in apprensione che sistema il pad mano a mano che salgo. I primi movimenti non sono facilissimi ma fattibili,e questo è nettamente in controtendenza rispetto alla guida che dice "duro passo iniziale poi facile". Salgo ancora. Arrivo al punto in cui la difficoltà deve mollare e... la lunga tacca sul bordo muore in placca e diventa un piattone. Sono troppo in alto per scendere e saltare è un casino perche sono proprio sopra ad un blocco. Proseguo. Mi agito, il respiro non è più fluido e mi alzo troppo con il busto ed i gomiti per poter tenere bene i piatti e... si stacca il piede destro posato malamente e senza ragionare. Le dita non tengono e parto. Sixty è sotto con il pad tenuto come un telo dei pompieri e mi riceve magistralmente attutendo la caduta scomposta. Grattatatina ad un braccio e stupore: non mi sono fatto nulla pur essendo caduto direttamente e di schiena sul filo del masso sottostante. Grazie Sixty! Una buona lezione! Non riprovo, anche perchè il passaggio giusto è chiaramente dall'altro lato! Alla prossima, ma solo se c'è uno spotter.
Scritto il 11/04/2009

L'oscuro ospite
Il mio oscuro ospite si è svegliato! Erano mesi che non si faceva sentire ma lo stress lavorativo e alcuni pesi sull'anima hanno fatto sì che si destasse dal suo torpore. Nulla di grave, intendiamoci, ma è fastidioso e mi stanca molto. In ogni caso ho imparato a conviverci. Quello che mi ruga è che devo farmi almeno 10 gg di antibiotici, altra mazzata per uno che non prende farmaci. E sabato volevo farmi mezza giornata di arrampicata a Prestone. Stasera provo con i "miei sistemi": autoshiatsu e focalizzazione. Se non migliora parto con la cura e sabato mi accontenterò anche di un "terzo banale inferiore".
Scritto il 09/04/2009

Un blocco ed un punto particolari
Pensavo di non mettere immagini in questo diario ma alla fine ho "ceduto". Ho riletto i post precedenti: un pò sul pero, un pò sul melo. Divertente sotto alcuni versi, ma non bellissimo sotto altri. Quindi, ora racconto due fatti, poi faccio il punto. Primo: ho visto il blocco in questa fotografia. La foto è dalla guida di Prestone (dopo Cimaganda)che si trova sul sito Mountain Cafè. Sulla guida Mello Boulder è il nr 23, Il Diamante. Del passaggio B dice Placca tecnica stile Valmasino da non sbagliare in alto ed è valutato 7a. La linea è grossomodo quella a destra nella foto. In più c'è una variante di 6b che esce a destra, seguendo la grossa scanalatura che va appunto a destra. C'è tutto: è alto (teschio con le ossette), non è atletico, non è sit start. Tutto quello che mi piace e che dovrebbe essere il mio forte. Potrebbe essere il mio primo 7a! Secondo: domenica scorsa ho provato a saltare sopra al mio amatissimo crashpad Robert mentre scendevo da un blocco: ho toccato duramente con il tallone destro un sasso che c'era sotto e che all'apparenza era innoquo. Purtroppo mi sono reso conto che è insufficente, specialmente se sono in giro dassolo e se mi faccio male è un casino. Quindi mi sono comprato un crashpad!!! Robert resta comunque in servizio.
Ora il punto. Pensavo che avrei progredito più in fretta, ma non è così, arrampicando solo la domenica e senza allenamento a secco non mi è possibile fare di meglio. Vedo dei miglioramenti, tengo appigli più piccoli e resisto di più sui passaggi anche molto strapiombanti, a patto che presentino appigli molto agevoli. Continuo a preferire le vie lunghe e in cuor mio, nel profondo so che il bouldering è quasi un ripiego, ma mi permette di andare in giro anche dassolo in modo tuttosommato più sicuro. Da un altro punto di vista mi piace l'idea di vedere un blocco, invaghirmene e centrare su di esso i progetti ed i sogni. I sogni innanzitutto. Ho bisogno di sognare, di immaginarmi migliore di quello che sono, anche solo per riuscire a radunare le forze per staccarmi da terra e almeno tentare di arrivare in cima. Se mai tenti, mai saprai se puoi, e le risposte saranno sempre "no" se mai farai la domanda. Credo che poco sia sempre meglio che nulla, se il poco è sincero. Forse il mio progetto resterà incompiuto ed invecchierà con me, ma è essenziale che io lo abbia. Non mi sto accontentando, sto costruendo la consapevolezza di quello che sono e quello che ho. E dato che per me arrampicare è una metafora della vita, è importante che prosegua. Tra alti e bassi, un pò sul melo e un pò sul pero, andando avanti su un percorso non rettilineo verso l'uomo migliore che sale il blocco perfetto. Sono questo, istintivo e rabbioso, arrendevole e piangina, stronzo e bastardo, gentile e premuroso. "Sono" dove "mi metti". Per adesso è ancora fondamentale fare il grado per sentirmi apprezzato dagli altri, domani mi apprezzerò e accetterò, indipendentemente da ciò che dicono o pensano gli altri e dal grado che mi sono concesso di fare.
Scritto il 07/04/2009

Passi Obbligati

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Un'ottima giornata a Cimaganda
Oggi sono tornato a Cimaganda! Alle 8.30 ero già là. Un vento freddo da monte che non faceva presagire nulla di buono, ma poi è arrivato il sole. Ho cominciato il mio giro. Sbaglierò, ma un w.end saltato e gozzoviglie hanno il loro porco peso. Comunque volevo divertirmi e arrampicare e basta. E' andata bene, il traguardo è moooolto lontano ma è andata bene. Il 6a qui lo faccio flash ma solo se è tecnico e posso usare i piedi, se solo si tratta di tirarsi in strapiombo su tacchette... buio pesto. E' uscito il sole e sui prati ci sono i crocus. Ero dassolo, nessuno in giro. Una condizione ideale. Ho fatto una pessima figura su un 6a+ sit-start dove dovevo tirarmi fuori da un bordo con delle tacche non propriamente grossissime. Ma lo sapevo già. Sit-start, la mia personale idea (certamente veicolata dal fatto che sono una mezza sega) è che se trovi blocco insulso ci butti sotto delle partenze sit e il gioco è fatto. Le odio, Dddddio se le odio. Forse sono io che becco dei passaggi orrendi. Prendi oggi ad esempio, sei lì tutto storto, una fatica porca per fare 1 metro da gorilla e brutto poi altri tre metri banali e pessimi. Ce n'è un milione di blocchi così. Per tirarmi su il morale sono andato al blocco 9 del settore Enel. Bellissimo!!! Passaggi con il teschietto e le ossette sulla guida. In realtà non sono altissimi, 6 o 7 mt. ma se scappi via l'atterraggio è un delirio! 5a il primo poi il 5b di Bonsai. Beeello, un bel momento, non mi frega nulla che siano così facili, e sono contento di salirli. Poi tento il "guizzo", una spigolo adagiato, non capisco se si fa a destra o a sinistra. Sembra che ci sia una freccetta scolorita a sinistra. E' bello ed estetico, chissà perchè non c'è magnesite. Bho? La guida dice 6a, mi preoccupo un pochetto ma solo per il tempo che impiego a pulire le suole delle scarpette. Parto, bello. A metà capisco perchè non c'è magnesite: devono essere mesi che nessuno lo ripete!!! Qualche lichene in punti strategici sfrigla sotto le scarpette, ma non mi preoccupa più di tanto, cerco di non fermarmi troppo e passo dopo passo esco. Ecco. Fatto. E adesso? Ho sempre avuto questa sensazione: quando esco da una via non provo nulla, anzi, c'è del vuoto e una sottile tristezza. E' tutto finito, finito il divertimento, finito il progetto, finito il sogno. Non mi frega assolutamente nulla del fatto che sono stato capace di farlo, al momento non mi frega nemmeno di avere fatto quella determinata difficoltà. Mi girano solo le palle che il bel momento è svanito. Poi, quando sono a casa ritorno coi piedi per terra e mi gaso, e ci ripenso e riguardo le foto e i filmatini. Ma solo poi.
Scritto il 05/04/2009

Piove
Dovrei scrivere qualcosa. Ma non mi viene nulla. Questa pioggia mi allunga i pensieri, mi annacqua le emozioni e stempera la voglia di arrampicare. E' una protezione, lo so, l'ho sempre fatto: quando non posso ottenere qualcosa chiudo tutte le porte. Attenuo i desideri. Chi non desidera non soffre. Aspetterò che i blocchi si asciughino e che il sole illumini la mia voglia di arrampicare. Per il momento, però, mi sento come la camelia nel mio giardino: i primi fiori rossi si sono aperti, e tantissimi boccioli sono pronti. Ma l'acqua impregna i fiori, li rende pesanti e il vento li fa cadere prima che possano aprirsi del tutto, maturare ed appassire alla fine del normale ciclo vitale. Che peccato, avrei tanto voluto aggiungere un'altro mattoncino al mio progetto. Vabbè, è normale, è di stagione e tuttosommato la pioggia fa bene ai campi, all'aria ed al bosco. Mi sa che questa settimana andrò a tirarmi un pò sulla plastica.
Scritto il 29/03/2009

Regredire avanzando
Appena tornato da Cresciano. Giornata strana. Oggi ci siamo fermati al settore Danilo. Qualche passaggio di riscaldamento e poi provo un 6a (blocco 5, nr 18). Dopo un paio di prove lo faccio. Mi riposo un pò mentre guardo Sixty. Poi provo il blocco 4 nr 14, un 5+ altino. Arrivo al passaggio chiave, la manetta dove poi dovrei mettere il piede suona vuoto, la guardo, la picchietto ancora con le dita e sì, suona proprio male. Se fossi stato su una via di più tiri avrei messo un dadino nella fessura lì vicino. Ma non è cosi. E non me la sono sentita di rischiare. Poi nel pomeriggio ho visto almeno altre 4 persone fare quel passaggio, ma io non ce l'ho fatta, la mia testa non me lo ha permesso. Scendo e provo un'atro passaggio: blocco 5 Directe des Muflettes. Anche questo altino. lo faccio ma dalla paura mi irrigidisco e faccio due passi tirando e serrando fortissimo le dita. Scendo con le braccia che mi tremano e le giunture delle dita che fanno male. Ma che pirla. Sentendo approssimarsi il punto di non ritorno proviamo Quality without compromise al blocco 2: un meraviglioso e lungo traverso. In un paio di tentativi lo percorro tutto tranne l'ultimo metro, quello che gira dietro lo spigolo. Le dita fanno malissimo e i flessori del medio e anulare bruciano da morire. La giornata arrampicatoria finisce qui. Abbiamo fatto qualche ripresa con la telecamerina, giusto per ridere un pò. Ora mi sono rivisto: arrampico in maniera brutale, di forza e per nulla aggraziato. Non è quello che voglio, nel modo più assoluto!!! Mai vorrei essere un fortissimo gorilla che si strappa da un appiglio all'altro di potenza. Questo mi delude molto. Sono stempre andato fiero del mio modo di arrampicare ed ora lo sto rovinando in favore della difficoltà (difficoltà... parliamone: ad oggi è solo un misero 6a). Per un pò niente più Cresciano. Troverò altri posti allenanti e diluirò ancora di più il guadagno nella scala delle difficoltà, ma non sono disposto ad arrampicare di merda anche se su gradi più alti.
Scritto il 22/03/2009

Il fascino della corda
Sole, placca. In maglietta. Ah che bello. E poi arrampicare legato, con la corda, e i rinvii che clack, entrano nei chiodi e clack, la corda nel moschettone senza nemmeno guardare. E quasi dispiacersi che il chiodo successivo sia così vicino. Il bouldering sta dando i sui frutti. ma domani si arrampica ancora e quindi mi risparmio un pò, sto su difficoltà basse, ma che bello. Il vero godimento, divertimento, senza pensare e la mente veramente vuota e silenziosa. Vie che ho fatto molte volte ma questa volta nuove, nuove perchè io sono stato nuovo, il gusto di arrampicare è stato nuovo. Il progetto è in pericolo, sì, in grave pericolo. Perchè mi piace arrampicare, mi piace fare i tiri di corda e mi piacciono le manovre, mi piace l'esposizione, fare un passaggio anche solo di 5c a decine di metri da terra è estremamente più gustoso che farlo a pochi metri dal crash pad. E un pò mi spiace, mi spiace perchè ci tengo al mio progetto, ci tengo davvero ad arrivare a fare il mio 7a di boulder. Ma quanto è forte il fascino del multi-pitch! E già alla fine della prima calata mi scopro a pensare a quale via vorrei rifare, a quella con quel lungo diedro esposto o quell'altra con il quarto tiro in placca... Dai, devo recuperare la concentrazione, domani vado a Cresciano a prendere la tua nuova dose di rasoiate nelle gengive, a non staccare i piedi da terra sui 6a. E, come al solito, mi farà bene. Però, quella cosa che ho letto tanti ma tanti anni fa è vera:
the higher you climb the more you live behind.
Scritto il 21/03/2009

... oggi e domani
Bene... oggi pomeriggio ho qualche ora e devo scegliere cosa fare, poi domani a Cresciano con Sixty. E' tutta la settimana che aspetto il w.end e mentre facevo colazione mi sono venute in mente un sacco di cose che avrei voluto fare: tutto fuorchè arrampicare!!! Ma come è possibile? Ovviamente ora sto solo aspettando il momento di mollare il colpo e andare, ma questa cosa è interessante. Ho appena letto un articolo sul "Punting", l'arte di mollare il colpo senza apparente motivazione, e credo che abbia a che fare con questo. Ci tornerò sopra. Ora vado ad arrampicare!
Scritto il 21/03/2009

Steph Davis
Avevo scritto a Steph Davis il giorno dopo la sua serata a Lecco. Ed oggi ha pubblicato una risposta sul suo sito. Nella mia email cerco di spiegare che ho sempre considerato la paura di cadere come una buona assicurazione. Non ho mai praticato sport o attività che mi abbiano portato a familiarizzare con il vuoto per evitare che questa familiarità potesse ritorcersi contro nei momenti critici, collidendo con il mio istinto di conservazione, alla ricerca di situazioni di stress inferiore: mi spiego se ho sviluppato affinità e sensazioni positive nei confronti del vuoto o della caduta libera, in una situazione estrema dove evitare la caduta è causa di fortissismo stress, penso che questa affinità potrebbe farsi strada inconsciamente fino al punto di cercare la caduta per alleviare lo stress. In montagna, o meglio, arrampicando sono volato due volte: la prima è stato un caso che non sia morto, la seconda sono pirlato via per circa 8 metri e ho sgarellato una caviglia che mi ha fermato per un paio di mesi. Questo non ha fatto altro che rafforzare le mie convinzioni. Ora, Steph racconta una cosa differente: lei ha voluto affrontare la sua paura per poterla controllare e da lì è nata la sua passione per il base jump. Questa cosa mi ha incuriosito parecchio anche perchè lei ha all'attivo una serie di solitarie di tutto rispetto. Da qui la mia mail e qui la sua risposta.
Scritto il 17/03/2009

La bestia affamata
"Per lungo tempo ho guardato te, viaggi, grandi imprese, mai tua mente su dove tu sei"
Maestro Joda - Guerre Stellari, Episodio 5

Sole velato, molto velato e vento freddo. Speravamo in una bella giornata primaverile ma non era propriamente così. Ma va bene lo stesso. Devo lavorare sul riscaldamento! Su vie di più tiri è facile: fai il primo tiro e poi assicuri il secondo. Quando riprendi sei già "in" nell'arrampicata. Ma sui blocchi è diverso: a meno che non sia tu a darti delle pause, sali, sali sempre, un passaggio dietro l'altro. Ed alla fine passo dal "freddo" al "bruciato" senza nemmeno accorgermi che sta succedendo. E in pratica è stato così. Io e Sixty abbiamo iniziato a girellare sulla paretina, un traverso e poi al contrario poi, dato che il basso livello del lago lo permetteva, abbiamo letteralmente aggredito alcuni passaggini che avevo addocchiato. Ho salito 2 o 3 viette facili e poi abbiamo deciso di uscire sulla parete sull'acqua. Bellissimo come al solito. 5mt a destra e 5 mt in verticale. La vecchia guida dice 5. E poi ancora. Sixty avrà ripetuto quel tratto almeno 10 volte! Poi torniamo alla paretina. Sit start è il nuovo giocattolo! 3-4 combinazioni, alcune delle quali sopra a sassoni che non promettono nulla di buono se ci cadi sopra e ovviamente il crashpad (Robert) era in pigramente adagiato in auto. Poi l'idea: sfoderiamo la telecamerina! Bella idea, peccato che è venuto dopo un'ora e mezza di arrampicata bulimica e gli avambracci cominciano a telefonarci. Parte Mau. Fa il suo giro ed esce. Tocca a me ed ovviamente, visto che sono ripreso, voglio fare bella figura e mi porto un èaio di metri più a destra del solito prima di salire dritto. La vecchia guida dice 6-, un 5 di Cresciao o anche meno. Diciamo "adesso si fa una pausa" ma questa dura 1 minuto, forse due e via ancora. In generale bello, bello arrampicare con un amico, bello ridere e tentare cose nuove ma devo amaramente ammettere che mi è mancata la lista da spuntare. Forse perchè in quella falesia ed in tempi andati avevo fatto tutto il fattibile anche quando c'erano si e no 5-6 chiodi in tutto, ma mi è mancato un pò il senso della "misura", il test del mio livello. Questo continua a sconfortarmi. La "produttività" è la mia bestia. Bestia che si nutre del mio impegno, di gradi, di metri saliti e caca affermazione. Già, la caca! Uso deliberatamente questo verbo per indicare il mio disappunto di fronte a questo fatto. La mia affermazione è fatta con lo scarto di quello che salgo mentre il vero nutrimento va alla bestia e non a me. Ed è così ridicolo, sì, ridicolo che io dal basso del mio livello faccia dei confronti. E' come se un bimbo alle elementari si incazzi perchè non capisce l'Ipotesi di Riemann ma al tempo stesso la mamma è felice perchè ha fatto bene il compito sulle moltiplicazioni.
Scritto il 16/03/2009

Psycho Block in miniatura
Domani ho in programma una mattinata da urlo, una riunione piuttosto impegnativa e poi domenica sono reperibile quindi ho solo in sabato pomeriggio per arrampicare. Provo una certa apprensione: saltare una volta sui blocchi potrebbe farmi "perdere la mano"? In realtà no. Ma ci penso lo stesso. Comunque andrò a Varenna, in Costiera Morgana. Una specie di Psycho Block in piccolo, con una fantastica parete di calcare a buchetti e concrezioni a picco sull'acqua. Domani si allena la testa oltre che le dita. C'è un tiro sul 5b che traversa per una decina di metri basso sull'acqua e poi sale diritto e leggermente strapiombante peraltri 7/8 metri. Su blocco qualcuno lo definirebbe un highball. Un tempo era il mio riscaldamento, ora mi intimorisce. Quello sarà il mio obbiettivo per domani. Al massimo faccio un volone nel gelido lago! Forse viene anche Sixty, e sarebbe bello perchè faremmo sicuramente due risate e, quasi matematico, uno su due finirà a mollo! Infatti ci portiamo il cambio. Domani i gradi rimangono a casa: si arrampica per puro godimento, come dovrebbe sempre essere. Quel posto mi è sempre piaciuto per la bellezza dell'arrampicata, per la quantità di appigli ed appoggi che permette di esprimersi al meglio sui passaggi. Speriamo nel sole e che non ci sia troppo vento.
Scritto il 13/03/2009

il 6a a Cresciano!
Questa volta sono stato misurato. Quando sentivo che era "troppo" mi fermavo, facevo un giretto, bevevo un sorso di acquetta e poi cambiavo blocco per tornarci più tardi. E' vero che un pò di allenamento sta arrivando, ma sono confuso. Ho fatto dei 6a (yeeeeeee!!!!), ma ho il dubbio che forse ho sbagliato passaggio. Ho guardato e riguardato la guida e devo dire che sembra proprio che li abbia fatti! In modo particolare il passaggio a destra di Magico Album (stavolta Magico Album l'ho chiuso al primo tentativo) mi è sembrato decisamente fattibile. E sì che è anche sit start. Però era chiaro che andava meglio: anche su alcuni passaggi di 6b sentivo che lavorandoci avrei avuto delle possibilità. Ovviamente dopo qualche tentativo decidevo di mollare per non compromettere inutilmente la possibilità di salire altri blocchi. E' stata una giornata strana. All'andata, al momento di entrare in autostrada mi sono bellamente imbucato in direzione Milano! Vabbè... poi il sentiero per salire mi ha ucciso, letteralmente senza fiato, una sudata bestiale. Arrivo sempre presto, prima della folla e mi piace aggirarmi dassolo tra i blocchi, provare questo e quello, poter scegliere cosa salire senza aspettare il turno. In verità è anche perchè mi vergogno, sì mi vergogno di fare vedere che sono scarso. Anche il mio crashpad attira gli sguardi e qualcuno sorride: visibilmente fatto in casa, legato con cinghie elastiche e trasportato a tracolla. E mi spiace. Mi spiace tanto perchè il mio crash è proprio MIO. Gli voglio bene anche se a volte è pericoloso mortale e ne sono orgolioso. Tra l'altro ho visto un ragazzo con l'accento dell'est che si trasportava un materasso legato con una corda che sembrava quella del bucato. Che grandissimo! L'ho ammirato molto. Oggi però il materiale umano mi ha deluso: scene che non vedevo dagli anni '80 nel boom del falesismo. Alcuni aneddoti mi hanno particolarmente colpito: stavo salendo ad un blocco e la mia direzione era inequivocabile, due ragazzi nei pressi si sono scambiati due frasi in tedesco ed hanno raccolto in fretta le loro cose, hanno preso il crashpad e lo hanno buttato alla base del blocco. Ok, dico, ne approfitto per riposare un attimo e magari faccio anche 2 chiacchere. Questi non mi cagano, io bevo un sorso di acqua e vado verso il passaggio, non avevo nemmeno le scarpette. Mentre mi avvicino lui agguanta lei, la sdraia sul pad e cominciano a "limonare duro"! Bon, mi allontano, finito il petting lui si alza ed a piedi nudi fa il passaggio che avrei voluto fare. Bravo eh... niente da dire! Lei prende la macchina fotografica e inizia un interminabile reportage mentre lui lo rifà. Respiro profondamente, e mi lascio sfiggire per caso ed a voce bella alta un italianissimo e scandito "mavvaffanculo". E me ne vado. Arrivo in un altro posto. Sempre una coppia che arrampica. Nonappena arrivo lui comincia a parlare a voce alta sciorinando gradi e le sue realizzazioni di tempi non precisati. Incita lei con parole ed inflessioni copiate dai filmati di BigUp tipo "Solid" o "C'mon". Il tutto arrotondato da accento emiliano. Trenta secondi dopo urla indicazioni a un gruppo di amici poco distante. E io che cerco di tenere un profilo basso e mi sento un imbucato in una festa dell'alta società. Il gran finale: sto scendendo e incrocio due che sembravano usciti da una sfilata di moda! Fichissimi e griffatissimi con pads immacolati. Appena sono a portata audio quello davanti comincia a declamare il programma della giornata all'altro: "allora, per riscaldarci facciamo il tal 6b e poi quell'altro che è solo 6a, poi rifacciamo il pinco 7a perchè poi proviamo il pallino 7c", il tutto mentre quello dietro lo insultava pesantemente perchè "figa, non entrare nel fango che poi sali in macchina con le scarpe impaltate e me la sporchi!!!". Io, che sino a quel momento avevo pronunciato "un caffè, grazie" e qualche Ciao o Hi mi sono sentito fiero di me. Un pizzico di umiltà mi ha fatto sentire a posto con me stesso e con i blocchi. Bene... detto questo, ho fissato i prossimi obbiettivi: 3-4 blocchi diversissimi tra loro. Voglio consolidare il 6a.
Scritto il 08/03/2009

Buio e Luce, domande e risposte
Ho appena raccontato la storiella del gruppo di persone che tornando a casa a notte fonda trova un amico ubriaco che cerca qualcosa sotto un lampione. Chiedono cosa sta cercando e lui risponde che ha perso le chiavi di casa. Allora domandano se ricorda dove le ha perse. "Tornando a casa" è la risposta. Dato che il lampione non è propriamente sulla via tra la locanda e la casa dell'amico gli chiedono ancora perchè le sta cercando lì, e Lui risponde: "perchè qui c'è luce"! E subito mi sono chiesto se non fosse il caso che 7a e bouldering non fossero la mia luce del lampione. La risposta è no. E ne sono assolutamente sicuro. Non è per caso che tornerò ancora a Cresciano, dove per me è tutto buio, non è per caso che l'obbiettivo è un grado per me quasi inarrivabile. E non è un caso che porti avanti il mio progetto nella maniera più romantica: arrampicando e riflettendo, senza allenamento a secco. Sono contento di queste mie risposte, ma ancora di più sono contento di sapere dove ho perso le chiavi e del modo in cui le sto cercando: facendo la strada a ritroso, in ginocchio, nel buio e ispezionando, e sentendo con le mani per terra ogni singolo tratto. Non ho ancora trovato le chiavi ma ho notato che il terreno cambia ad ogni passo, che per essere sereni occorre non tralasciare alcun tratto e... ho trovato una moneta da 5 centesimi. Altre 5 e il mondo mi avrà regalato un caffè della macchinetta. Sarà buonissimo!
Scritto il 07/03/2009

Ingordigia
Mi fanno male le dita! A giudicare dalle mani sembrerebbe che sono caduto sotto al treno. Ieri sono stato a Cresciano e c'era Sixty con me. Questa volta non mi sono lasciato fregare e i mulini a vento li ho guardati solo senza lottarci. La giornata era piuttosto uggiosa e piovicchiava un pò, ma niente di serio. Siamo arrivati presto ed eravamo soli o quasi. Mi sono dedicato a blocchi alla mia portata e che avevo tralasciato la volta precedente. Alla fine siamo approdati al bellissimo Magico Album. Peccato che la pelle delle dita era finita, che sul blocco precedente ho lasciato una fetta di mignolo e che le mie povere braccine non era più in grado di sostenermi. E Magico Album è rimasto lì. E' ridicolo scrivere una cosa del genere su un passagio di un grado così basso, lo so bene. Ma se questo è il mio livello occorre che lo accetti e, anzi, che me lo goda il più possibile! Siamo stati degli ingordi, la verità è quella: una volta arrivati siamo letteralmente corsi di blocco in blocco, senza una pausa, senza prendersi il giusto tempo. In pratica abbiamo bruciato il bruciabile in 2-3 ore. L'anima del bouldering è molto diversa da quello che solitamente chiedo all'arrampicata. Il lavoro di cesello sul blocco, epurando il percorso da passi inutili, impiegando anche tutto il tempo disponibile a riprovare un singolo passaggio. Bene, ora ho due obbiettivi: Magico Album e la linea qualche metro più a destra, un pochino più difficile (6a!!!) e sit start. Ci posso tornare e provare a fare come "quelli veri". Così vedo se mi diverte.
Scritto il 02/03/2009

... del viaggiare leggeri
He who would travel happily must travel light.
Antoine de Saint-Exupery

E' verissimo. E non solo riguardo al bagaglio, ma anche riguardo le aspettative. Personalmente sono molto incline ad avere uno o più obbiettivi nei miei viaggi o progetti che siano, mi aiutano a non disperdere le energie impiegate e a non buttare via il tempo che, ahimè, è sempre poco. Ma quando la completezza di un'esperienza deve passare obbligatoriamente per i risultati che mi sono prefisso di ottenere, spesso rimango deluso. La pianificazione troppo puntiforme genera invariabilmente delle aspettative che, se disattese, mi fanno sprecare un viaggio, un'esperienza. L'ultima gita a Cresciano è stata così: ero stra-sicuro di quello che avrei fatto, dei blocchi che avrei salito, ed invece... niente! Obbiettivo non raggiunto, frustrazione galoppante e umore nero, in pratica ho buttato nel cesso un'occasione eccellente. Ora, sto cercando di tornare il quel di Cresciano, ma questa volta ci andrò con un bagaglio leggero: accetterò quello che la giornata mi porterà con il consenso del Cuore e con l'intento di capire e migliorare. Niente progetti, niente tappe pianificate ma solo l'intenzione di osservarmi e divertirmi. Poi, se sarà il caso, tirerò delle conclusioni.
Scritto il 25/02/2009

Paderno d'Adda
Ho fatto un giro a Paderno con il mio amico Mauro. Bello, devo dire proprio bello. Non è un posto da bouldering, è una falesia in conglomerato che però è molto allenante: tutta buchetti, ditosa e di precisione di piedi. Abbiamo razzolato in pò nel primo settore dove c'è un blocco piccolo sul quale abbiamo fatto alcuni passaggi (anche carini devo dire) ed una lamona rimasta lì, frutto di escavazioni ed affettamenti. E' un piastrone di 6 mt per 7 solcato da tiretti spittati. Alla sua estrema destra c'è una prua strapiombante e fantastica su maniglie , a sinistra si sale sulla faccia data dal suo spessore, circa 80 cm. Mi mancava un metro ad arrivare in cima, vedevo la catena a 50/60 cm dalle dita ma il quel momento non aveva grande importanza: non avevo la corda. Considerato che quella era la via più semplice e avrebbe dovuto essere l'unica possibile discesa, sono saggiamente tornato indietro. E' invece molto interessante il traverso alla base della struttura. Parlando con Mauro ero in piedi su un sassone, questo si è ribaltato nella terra molle e mi sono sgarbellato malamente il braccio dx... niente di grave. Con le dita oramai sofferenti ci siamo spostati alla ricerca di un'altro supporto per i nostri vaneggiamenti. Ed ecco il nuovo giocattolo: un muretto di 4x5 mt circa e a destra un bello sperone. La vegetazione la fa da padrona ma ci lanciamo ugualmente. E' una figata perchè ad ogni passaggio si arrampica sempre a vista in quanto si staccano gli appigli e appoggi che è un piacere. Il crashpad fa il suo porco lavoro! E' incredibile: il posto non è propriamente bucolico e la roccia fa letteralmente schifo ma mi sembra bellissimo: ci sono le primule e degli altri fiorellini bianchi. Ci sono dei sassoni rotondi di granito, il massimo per la mia passione per lo Stone Balancing. Non mi interessa il grado, non mi interessa se è sporco, se è un posto improbabile. Mi piace salirlo e provare i passaggi sino a che le dita non si aprono dassole. Sono con un amico e ridiamo ad ogni caduta, ad ogni appiglio che si spezza. Salire per la gioia di farlo, sì perchè arrampicare è gioia. Il settore è presto nominato Zen Garden e il muretto Sixty (nick name di Mauro) Wall. La puliremo e la cureremo e diventerà un posto vero.
Scritto il 21/02/2009

... per non pensare
Un'altra lunga nottata di lavoro.
L'ennesimo crash di un server che si rifiuta di collaborare. Sono in attesa di un aggiornamento che richiede tempo. Sono così stanco.
E per non pensare a ciò che non devo e a ciò che non voglio rivolgo la mia mente alle arrampicate e ai blocchi.
Ma in realtà, cosa mi piace del bouldering? E poi cosa non mi piace?
Scritto il 17/02/2009

Sit Start!
Si dice "sei quello che mangi" ma in questo caso parafraserei in "sei quello che sali" o meglio ancora "sei come sali". Sabato a Cresciano, un sacco di voglia e di curiosità, giornata bellissima, un pò ventosa ma meravigliosamente limpida. Arrivo con il mio crashpad homemade e mi avventuro versi il primo tra i blocchi che avevo scelto. Una tazza di caffè bollente (mi sono portato un termos!!!) e si parte: dice 4, poi dice 5 e poi 5+. Sarò che sono freddo, sarà che è un'arrampicata un pò diversa (scusa, quest'ultima, alla quale non credo nemmeno io). Cambio blocco: 5+ un pelo altino. Vabbè... già che sono qui provo una roba di 6b un metro a sinistra. E' aderenza, in teoria il mio pane, ma niente. Prova e riprova, ed alla fine Robert (si chiama così il mio pad) mi dà la lezione che merito: ci sono caduto sù in modo non perfettamente perpendicolare al terreno e lui, essendo mooolto "scorrevole", è partito da sotto i piedi. Risultato: una bella grattata sul blocco. Da qui in poi è stata tutta una discesa: la gioia e il sentimento di gratitudine che avrei dovuto provare per essere lì evaporano nel vento freddo e lasciano il posto, manco a dirlo, alla spasmodica ricerca di conferme. Altro 6b... niente, cambio zona, 5+ ok, 6a... buio! Mi aggiro tra i blocchi assaggiandoli indiscriminatamente mentre la pelle delle dita se ne andava. Il risultato è che alla fine sono stato ricacciato anche su un 5+. Un giramento di palle, una rabbia, ma una rabbia!!! E me ne sono andato portandola dietro... Cercando spiegazioni, cercando ragioni a questo affronto, alla lesa Maestà, all'orgoglio ferito. Ho aspettato due giorni prima di scrivere. Ed ho fatto bene. Perchè la lezione non era ancora terminata. E' vero, vedo a mala pena la punta del mio naso. Avevo la possibilità di qualcosa di meraviglioso ma è diventata una competizione. Potevo arrampicare e divertirmi tanto. Sarei stato molto contento e sereno e forse anche felice. Ma devo proprio riconoscerlo, e Dio sa quanto mi costi farlo, io non sono un buona compagnia per potersi godere l'arrampicata. Nemmeno per me stesso.
Sit Start quindi! Il culo è per terra. I casi sono due: o scavo o cerco di risalire ma, si sà, le partenze da seduto sono moooolto difficili.
Almeno per me.
Scritto il 16/02/2009

Del prepararsi e dell'attesa 2.0
Forse il prossimo sarà un climbing week end. Non lo so ancora. Ma mi preparo, e come faccio a prepararmi se non so nemmeno dove andrò? Preparo la voglia di salire dei blocchi belli, nel senso belli da vedere, che mi parlano, che mi spiegano cose. Quando guardo le guide, se lo faccio per il giusto tempo riesco a non soffermarmi sulla freccetta, sul grado o sulla didascalia. Ci sono blocchi che anche nelle fotine hanno una bella faccia. E allora provo a smontare queste sensazioni. Cerco di arrivare alla singola nota della musica che sento e cerco di capire quali sono le note che risuonano di più dentro di me e se la combinazione di queste note risuona anch'essa. E' un allenamento a secco! E' incredibile come le emozioni allo stato più profondo siano le medesime per ogni moto vitale, per ogni esperienza. E' poi la loro combinazione, la ricetta segreta ed il loro dosaggio che le rendono uniche per ogni tipo di scenario. Il gusto di arrampicare è lo stesso gusto per altre cose della vita. E come non mangio alcune cose e non ne faccio altre perchè non mi piacciono o non mi danno emozione, così è per l'arrampicare. Se si riesce ad evitare il fascino del mero grado o la popolarità del tal blocco allora si riesce a fare esperienza dell'arrampicata e non solo della fine di questa solo se fatta redpoint. Il viaggio è quello che sta in mezzo tra la partenza e l'arrivo e spesso, l'ho già scritto più volte, i viaggi migliori della mia vita sono stati lunghi solo pochi passi e sono quelli in cui sono stato consapevole di partire, ma più che altro attendevo la partenza e sapevo di attendere. Se sei pronto, puoi partire anche subito e nel frattempo sei già in viaggio.
Scritto il 11/02/2009

Flash, On Sight & Redpoint
Io sapevo che si saliva "a vista", "in libera" o "tirando i chiodi". Ma non è più così semplice!!! Allora, per quel che ho capito se arrivo in un posto per caso e se trovo un blocco che non ho mai visto nemmeno in foto del quale non conoscevo l'esistenza e se lo salgo al primo colpo allora è On Sight. Se però ci sono anche solo i segni della magnesite ma ci salgo al primo colpo è Flash. Se invece pirlo via anche solo una volta ma poi riesco a salire è Redpoint! Mh...
Scritto il 10/02/2009

Dell'accorgersi
Le parole dette, il parlare. Oggi qualcuno mi ha fatto domande sul mio progetto e ovviamente io ho subito risposto. Ero felice di poterne parlare, di poter condividere questa cosa. Ma presto mi sono accorto della piega che il mio parlare ha preso. Io ho fatto questo per fare quell'altro, io sono stato a e sono stato da, io farò e io dirò. Io, io, io. Avrei potuto parlare della bellezza, dell'odore dei sassi e del colore della neve. E' questo io che mi tiene ancorato al suolo. Il mio ego che lavora contro di me, facendo di me la cosa più importante del progetto. E infatti, ripensandoci, capisco. Sì, capisco quello che è successo sabato scorso. Avevo visto quella linea settimane prima: un vago diedro con due prese imbiancate di magnesite, evidentissime. L'ho visto e l'ho guardato brevemente. Ma non perchè non mi interessasse, tutt'altro, ma perchè ne ho intuito l'importanza e la grazia. L'ho poi cercato sulla guida e sorprendentemente ho scoperto che era "solo" 6a, un grado possibile. E poi basta, non l'ho studiato, non ne ho fatto una pietra miliare, ma l'ho tenuto con me. Ed arrivato sabato. ci sono andato e al colmo del mio stupore mi ci sono ritrovato in cima. Senza fatica, senza lotta. L'importante era la linea, il blocco, il passaggio, indipendentemente da me, dal fatto che l'avrei salito o meno. E non c'è merito per averlo salito, non perchè è relativamente facile, ma perchè è nolmale salirlo se lo si fa con cuore sincero e intento cristallino. Il bello, il meraviglioso di un banale 6a è l'esperienza impercettibile e gloriosa che mi ha procurato. Talmente più grande di me che non sono riuscito a trattenerla, a ricordarmela. Perchè questo? Per un semplice motivo: perchè ho cercato di incasellarla in un tessuto cognitivo creato dal mio ego. E infatti quello che poco dopo ho realizzato è stato: faccio ancora il 6a a vista! Devo provare subito altri passaggi di 6a per corroborare questo fatto. E me ne sono andato in giro guida alla mano invece che tornare sotto alla mia linea, unire le mani, e chinarmi per ringraziare del grande dono: gassho.
Scritto il 05/02/2009

Sconfitta e Fallimento
Il segreto è accettare la sconfitta. E questo lo posso anche fare, ma quello che mi massacra è il fallimento, specie quando è annunciato. Non riesco ad accettarlo, non riesco a trovarci la lezione da imparare. Mi annienta con il suo peso e mi riporta al punto zero. Tutto da rifare, tutto da ricostruire, nella testa, nell'anima, nel cuore. Per questo motivo, in questo progetto, vorrei progredire in modo sereno, senza un futuro progettuale che non sia il traguardo finale. Non c'è un "ora faccio questo, ora faccio quello, così poi..." Esiste solo un "ora sono qui, ora faccio quello che mi piace e che mi serve per compiere il progetto nel progetto: aggiungere vita al mio giorno". Che è molto, ma molto differente che aggiungere giornate alla vita. Se ora è 6a e sul 6b non alzo il culo va molto bene: più lunga è la strada e più tempo avrò per cercare la bellezza e la serenità.
Scritto il 02/02/2009

La prima vera uscita e la prova
E' sabato, per una volta ho saltato la riunione mensile e, insomma... per una volta che si arrangino... Sono a Cimaganda! Attraverso il ponticello con il mio crashpad autocostruito a tracolla. Pensavo che ci sarebbe stata meno neve, Oddio... a quasi 1000 metri di quota la neve deve esserci, ma non così tanta! Comunque sono qua. Arrivo al blocco designato per il riscaldamento (nr. 13, rif. guida Mello Boulder), la temperatura è buona, apro il crashpad, lo stendo e questo parte verso valle! La tela usata è dura e scivolosa, troooppo scivolosa! Lo agguanto, mi ci siedo sopra e lui... via di nuovo con me sopra! E' un bob e da quel momento in poi verrà battezzato Robert! Metto le scarpette gelide e muovo i primi passi con le suole bagnate (ma perchè non sono stato sopra Robert?) 4a, discesa, 5a, discesa, 5b e ancora un 5b. Per non bagnare le suole traverso avanti e indietro alla base del blocco. A metà c'è un punto con un passaggetto carino e particolare che faccio più volte da un lato e dall'altro. Quando guardo la guida per orientarmi noto che il traversino è gradato 6a! Deve essere sicuramente un errore! Le scarpe sono già fradice e rimpiango un paio di scarpette col velcro, le mie hanno i lacci: che menata metterle e toglierle. Mi viene un'idea malsana: sul blocco 14 c'è un 6b dall'aria commestibile. Ci metto sotto Robert, c'è un sacco di neve... mi sdraio nel poco spazio rimasto. Agguanto le prese già imbiancate, sono decisamente buone, punto un piede sotto sotto al blocco e... niente. Ma niente niente! In quella posizione sono letteralmente incapace di alzarmi da terra. Incredibile! Cambio blocco, si va al 7. C'è un passaggio che mi aveva colpito subito, già dalla prima volta che lo vidi, è un 6a. Il sole scioglie la neve in cima al blocco e sul passaggio ci sono parecchi rivoli. Mi rimetto le scarpe, remuschio un pò nel sacchetto della magnesite e... succede una cosa. Non guardo nulla, non sento nulla, mi giro, metto le mani sulle prese, un piede, l'altro e poi mi ritrovo con le mani sul bordo superiore e la faccia nella neve sulla sommità. Non riesco a spiegare, nessuno sforzo, nessun pensiero, nessuna fatica, solo un leggero fluire verso l'alto. Una sensazione bellissima che ricordo perfettamente, mentre non ricordo nulla o quasi dei movimenti. Esco in cima nella neve, una strizza di scivolare giù... Scendo per il passaggio accanto che è "solo" 5a. E' la prova, è quello che cercavo e che volevo sapere. Ho provato altri passaggi. Ad un certo punto o comincio a dubitare della guida o accetto il fatto che riesco a salire sul 6a: buona la seconda! Ultima prova, anche perchè il sole sta sparendo e fa freddino. Blocco 9: manette enormissime e mooolto sottosopra. 6a a tacche, atletico, mi appendo e riesco a progredire solo lanciando... mi fermo ancora prima di due movimenti. Non ha senso gorillarsi fuori. Non ha senso lanciarsi da una tacca all'altra su un passaggio che si deve fare statici, solamente per dire l'ho fatto! Non è per me, non ancora. Faccio gli altri due passaggi. 5c, lì in qualche modo posso scaricare qualcosa sui piedi, ed infatti ci riesco. Quindi ecco il risultato: 6a sul tecnico ,5c sull'atletico . Ovviamente a vista. Non è male, la strada è lunghetta, ma sono piuttosto contento.
Scritto il 01/02/2009

Il Percorso

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Ritorno alla Terra
I piedi, sta tutto nei piedi. In questa fase in cui sono debole di braccia e pesante di corpo la mia unica possibilità di realizzare passaggi difficili passa attraverso l'uso dei piedi. Alle mie prime armi i piedi erano degli attrezzi utili a conseguire una postura eretta, tutto il mio allenamento, tutta la mia tecnica era rivolta a braccia e dita. E questo principalmente perchè avevo sempre arrampicato su calcare, sull'atletico. Poi un bel giorno sono andato al Sasso Remenno... è stato devastante! Appiglioni arrotondati, placche lisce senza appoggi netti. Se su calcare mi muovevo agevolmente sul quinto classico, lì ero nel panico sul quarto! Che martellata!!! Ma ci sono tornato, passando di blocco in blocco, cercando di capire ricominciando dai fondamentali. E in poco tempo ho intuito qualcosa ed ho cominciato a consumare le scarpette: le usavo, mi ci caricavo! E poi, dopo una estate (oddio... già al tempo ero uno schiavo del lavoro e in realtà sono state 5-6 domeniche) passata a sfrizionare su granito sono tornato al Medale: beh, ho guadagnato un grado. E poi è arrivato il Tai Chi Chuan. Mi ha insegnato il contatto con la Terra, a scaricare, l'equilibrio. Curioso che per uno che arrampica, che cerca di andare in alto, che si allontana dal suolo per sua scelta e desiderio, la cosa più importante sia stata capire il rapporto con la Terra, il radicamento. E sono arrivate le grandi vie in aderenza e il primo 6c, mio limite massimo, raggiunto la prima volta su un blocco nel cuore del settore vecchio di Cimaganda. Oggi, in questo momento storico della mia vita, il radicamento, il recupero del rapporto con la Terra è il principale obbiettivo. Lo Spirito invoca il progetto, il progetto mortifica il corpo, lo mette di fronte alla realtà. Mi fa ritornare con i piedi per Terra! Mi insegna il vero ed il semplice. E dalla Terra riparto e riuscirò a salire se, pur staccando i piedi dal suolo, resterò vero e semplicemente cercherò e accetterò il percorso che mi regalerà il meglio di me. Sì, chiudere gli occhi e sognare blocchi dorati con macchie bianche su prati verdi mi fa bene.
Scritto il 26/01/2009

Non si arrampica, ma si cerca di capire
Comincio a capire il perchè di questo "progetto": prima di tutto è il Mauro interno che ha deciso di mettere il Mauro esterno di fronte alla realtà. Il mio ego smisurato vive pensando che la forma, la capacità, l'essere "forte" dura per sempre e se un tempo arrampicavo bene, non c'è motivo perchè non sia ancora così. L'arrampicata è uno strumento potentissimo per nutrire l'autocelebrazione e il compiacimento: le via che hai fatto, i risultati, non te li porta via nessuno, sono fatti! Il problema sorge quando tenti di rifare le cose di un tempo. E questa è la chiave: la mia mente egoista pensa che posso fare questo o quel passaggio ma il mio corpo non ce la fa. E da qui parte tutto, l'ammettere che si è deboli, meno flessibili, molto meno resistenti. Ed accettarlo! Accettarlo è difficile! Volti la faccia di fronte a quel te stesso che l'inclemente specchio delle placche di mostra, volti la faccia all'ineluttabilità delle cose. E spesso decidi di non conviverci, di seguire quell'altro, quello che più ti soddisfa e che non richiede l'uso del fisico. E' per questo che lavoro sempre con un pirla. Anche oggi che è domenica. E' vero che ho il turno di reperibilità, ma è anche vero che potevo andare qui a 10 minuti da casa ad allenarmi un pò in una palestrina, e invece sono rimasto qui con il muso lungo a recriminare sull'incazzatura, sul fatto che c'è il sole e io devo restare a casa, sul fatto che in fondo sbattersi per un'ora non vale la pena... etc, etc, etc... Tutte balle, tutte scuse. Posso però dire che la mia non è pigrizia, è paura! Vero, sano timore del confronto, del trovarsi di fronte alla verità e non avere più vie mentali di fuga. La ricerca consiste anche nell'elevare il corpo fisico e portarlo ad un livello in cui si possa ricongiungere con l'anima. Già il fatto di pubblicare queste note è di per sè un autocompiacersi. L'unica attenuante è il grado scelto: il 7a è oramai quasi normale per un arrampicatore di livello medio. Un progetto vero punta ai gradi 8 ma so, ne sono sicuro, che oramai per me è tardi. Il doversi impegnare tanto da farlo diventare un punto importante di arrivo significa una cosa sola... e il bello è che non è detto che io ce la faccia. E lo so! Ma mi piace provarci, mi piace avere questa idea nella testa.
Scritto il 25/01/2009

Aldo Tagliabue
Ho i labbroni e il mento arricciato come i bambini piccoli con il magone, i goccioloni sulle guance e tiro su con il naso. Sto leggendo il libretto che Ivo Mozzanica ha redatto su Aldo Tagliabue. DDDDDio che nostalgia. Ho conosciuto Aldo nella tarda primavera del 1988, alcuni mesi dopo il mio incidente in montagna. Mi ha portato a lui la mia ricerca di un punto di riferimento. Aldo mi ha accolto e mi ha offerto più volte il capo della sua corda (che peraltro non ha mai rifiutato a nessuno). Aldo non insegnava, nel senso che non dispensava il suo sapere o esperienza, ma imparavi per osmosi. Mi ha insegnato il valore della sicurezza e mi ha instillato la passione per le aperture. Quello che non sono riuscito ad imparare è la sua generosità: Lui apriva le vie per gli altri, io lo facevo per me. Non a caso le vie che ho aperto contano pochissime ripetizioni a causa della scarsissssima chiodatura. Con il tempo, il mio percorso di ricerca mi ha progressivamente allontanato: desideravo vedere posti nuovi, mi attiravano le vie con protezioni scarse come quelle della Val di Mello o del Grimsel. In ogni caso, se il primo mattone, la base di tutto il mio amore per la montagna e l'arrampicata me lo ha dato il mio Papà, il livello successivo arriva senza dubbio da Aldo. Se mai in montagna ho fatto delle belle cose, è sicuramente anche per merito suo.
Scritto il 23/01/2009

Teorie...
Nella mia testa sono fortissimo! Metto le mani sulle prese, vedo i movimenti, ma li vedo davvero e arrivo su. Peccato che il mio vecchio e grasso corpo non sia d'accordo!!! Che brutto, che delusione... Ecco, questo è il momento peggiore: quando con il cuore vorresti e sai che potresti, ma le dita e le braccia non riescono a staccare il culo da terra più di quel tanto. Questo è quel momento in cui è più facile mollare, trovare le scuse giuste per fare altro o limitare gli obbiettivi a qualcosa di poco faticoso e puramente, banalmente ludico. E io sono un maestro in questo. Sono estremamente permissivo con me stesso e mi trovo tutte le giustificazioni, alcune delle quali così belle che poi ci credo anch'io! Ma non stavolta! Stavolta, con tutto il tempo che ci vorrà, ci arrivo! Cazz... a guardare in giro fanno tutti l'8a con una mano in tasca e l'altra non so, vuoi che non riesco a fare un 7a?
Scritto il 22/01/2009

... Quelli forti, ma forti davvero!
Ieri mi ha scritto una mail Keith Bradbury (www.unclesomebody.com) : è un'inglese che praticamente abita nella foresta di Fontainebleau. L'ho scoperto per caso vedendo il trailer del suo film "L'Etranger" su www.vimeo.com . Ovviamente ho scaricato il film ( file enorme!!!). Senza clamore sta infilando una serie di blocchi dal 7c in sù. Mi piace il fatto che tenga un blog e che faccia le sue cosette senza fare casino, senza sbandierarle. Sicuramente il mondo è pieno di gente che arrampica al suo livello (peraltro irraggiungibile per me) ma mi piace quello che fa e come lo fa. Voglio capire con che animo vive uno che nella vita arrampica e basta. Qual'è lo spirito di uno forte, se è un assatanato con le fette di salame sugli occhi o se veramente vive nel mondo ed ha un'idea di quello che gli succede intorno. Se sa di essere un privilegiato in questo momento e che il conto arriverà. Ne conosco un paio che hanno fatto gli sportivi-asceti e mi prendevano in giro perchè non riuscivo ad arrampicare quanto volevo, e mi spiegavano come si deve stare al mondo. E non oltre 10 gg fa mi sono sentito dire che "nella vita ho avuto una grande fortuna e loro sono stati sfigati" perchè ho il mio lavoro e non me la passo male mentre loro sono dovuti ritornare dai genitori (davvero! sono tornati a casa dalla mamma... a oltre 40anni suonati!!!). O rincoglioniti! Lavorare un pò? no? Detto questo, avere contatti con i "bold-climbers" mi piace un sacco, ed anche solo per email mi insegnano molto.
Scritto il 21/01/2009

Work in progress
Ancora al lago. Un paio di ore prima di rituffarsi nel lavoro. Ho arrampicato di più, cercando di mantenere sostenuto lo sforzo. Sto provando un "traversino" che mi sembra duretto ma che mi ha dato molte soddisfazioni: tacche piccole, posizione molto raccolta e una "pancetta" che fa a cazzotti con la mia. Una cosa strana: mentre facevo le viette facili (8/10mt di 4a) per riscaldarmi avevo paura di farmi male, di cadere. E' pur vero che ho avuto una settimana estenuante e che i problemi non sono ancora realmente conclusi, ma stavolta avevo paura. Appena mi alzavo di più di 4 o 5mt cominciavo a guardare in basso, a controllare dove sarei eventualmente atterrato in caso di caduta. Ah, devo dire con non ho un crash-pad e tutto quello che uso sono le scarpette e il sacchetto della magnesite. In ogni caso devo assolutamente andare a confrontarmi con qualcosa di "gradato", di difficoltà accertata: ho bisogno di una verifica del mio livello.
Scritto il 17/01/2009

Attese e disillusioni
Tutta una settimana (e questa è stata pesante) in prospettiva di poche ore da passare appesi da qualche parte. E poi arriva un impegno all'ultimo al quale non puoi sottrarti o il tempo è una merda. Ed è qui che si misura la passione ma anche la rabbia e la delusione. Quest'ultima è sempre il più grande deterrente ai grandi progetti. E' difficile andare avanti sempre delusione dopo delusione. In pratica, domenica avrei tanto voluto andare a Cresciano ma... non riesco e mi devo accontentare di qualche ora rubata oggi pomeriggio. Cercherò di farla rendere il più possibile! Il fatto è che qui si chiacchera un casino di arrampicare ma non si riesce a fare un cazzo! Mettiamo anche in conto la questione del tempo non fantastico e del freddo, ma prima o poi si dovrà cominciare seriamente no?
Scritto il 17/01/2009

Tutto è buono se ci si può appendere
Sono le 23.14 ... maledetto Worm che ci ha impestato tutta la rete. E siamo ancora qua... e allora? E allora saliamo le scale! Sottosopra con uscita attraverso il "great roof" che è il pianerottolo! Sixty non se lo fa ripetere 2 volte e si attacca anche lui ai gradini... mi sa che ci facciamo del male vero!
Scritto il 13/01/2009

Tableing = Table Climbing
DDDDDDio che suonato del 10 che sono!!! In pausa pranzo ho fatto un salto a casa a farmi una tisana. Ad un tratto mi sono ricordato delle stronzate che facevo ai tempi d'oro: in pratica salivo sul tavolo della cucina con partenza "laying on the back". E allora via! Tolgo tutto da sopra il piano ( mica che mi ribalto e faccio un danno!!!), tolgo le scarpe, mi sdraio sotto, agguanto il bordo e... hhhunnnnnnnhhhhh... uunnnnhhhh... mi affaccio al di sopra del bordo, il piede sinistro in appoggio sul lato interno del tavolo, il destro uncina di punta il piano all'altra estremità. Non so bene se è la forza di gravità che oggi è più forte o se è il mio pesantissimo culone che contrasta il mio leggiadro procedere. Sta di fatto che riesco ad agganciare di tallone il bordo su cui debbo salire, uno, due e tre! lancio sopra gamba e braccio. Ora striscio con comprovata perizia oltre il bordo che dal canto suo dà prova della sua affilatezza... sì... proprio lì. Arrivo in vetta al tavolo.
Mi sento deficente.
Mi sa che un pò di allenamento a secco ci vuole davvero.
Scritto il 12/01/2009

Un volta in più sul lago, ma molto diversa
Un paio di ore al sole, ad un certo punto mi sono anche messo in maglietta. Il gaio trastullo è durato sino a che un appoggio bagnato e scivoloso ha deciso di mollarmi. Poco male: ero a 50 cm dall'acqua ma ci sono finito dentro sino alle ginocchia! Passaggi semplici, di difficoltà veramente bassa (max 5) ma ho cercato di rimanere staccato da terra il più possibile. Direi molto positivo: concentrazione e controllo, posa di piedi ed equilibrio ci sono. Un tiretto facile facile di una decina di metri (in verticale) giusto per provare la "testa" poi via sulla faccia esposta all'acqua alta. Roccia a gocce splendida, appigli e appoggi favolosi e sempre leggermente strapiombante. Un traverso, due, poi un'altro e invece di ritornare esco dall'alto. Come ho detto, niente di speciale o difficile, ma bellissimo e mi sono divertito come un matto! Sono debole, mi manca la resistenza, mancano le dita ma la testa c'è! Un buon inizio.
Scritto il 09/01/2009

L'Inizio

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Fare davvero le cose
C'è il sole! Fa un freddo della Madonna ma c'è il sole. Ora sono in ufficio ma conto di andare via presto. Oggi inizia la nuova era, oggi inizia il progetto. Vorrei andare ma ho paura di farlo. Quanto è facile pensarsi bravi e quanto è dura la porta che ti sbatte sul muso quando arrivi alla "prova fisica". Impegno sostenuto, focalizzazione, concentrazione e sforzo di volontà protratto nel tempo. Queste le chiavi di volta ma... e il divertimento? Quello arriva poi. Ci voglio i classici tre/quattro mesi di preparazione che potranno avere anche intervalli molto lunghi tra un'uscita e l'altra, e in quegli intervalli ti negherai alcune cose piacevoli e farai delle cose spiacevoli o pallose e non ci si diverte, e non è bello e nemmeno gratificante. E ti chiedi se ne vale la pena... In ogni caso: oggi è la prima uscita. Staremo a vedere.
Scritto il 09/01/2009

Del prepararsi e dell'attesa
Un progetto perde di importanza se non è attuabile subito. E' pur vero che l'attesa è sempre superiore all'evento ma stare con le mani in mano ad attendere in bel tempo, beh... non è una cosa che mi riesce bene. E allora? Allora penso e ripenso a come "iniziare" il mio percorso. Faccio cose strane tipo salire le scale stando all'esterno della ringhiera o arrampicare in dulfer sugli stipiti della porta del garage. Masturbazione arrampicatoria, direbbe qualcuno. E sempre quel qualcuno mi ricorderebbe che esistono palestre indoor con sale boulder di svariate decine di mq. Ma a me la plastica non è che mi piace tanto. Non mi sono mai allenato volentieri "a secco": io voglio arrampicare, cosa c'entrano le trazioni sulla porta del cesso o gli addominali in fianco al letto con il pensiero alle cose da fare dopo. E forse è per quello che non ho mai fatto i cosiddetti gradi alti. Ho sempre pensato che per migliorare la mia arrampicata devo arrampicare e basta. Che non è solo una questione fisica ma anche spirituale. Non si guarda un fiore di plastica per allenarsi a guardare un fiore vero: si aspetta con pazienza e concentrazione il fiore vero. E ne sono ancora convinto. Attenderò con pazienza che la natura faccia il suo corso e che le rocce si asciughino. Voglio misurarmi con il problema vero, ed avere così una chiara idea del mio livello. Nel frattempo chiudo gli occhi e vedo placche dorate e questo, forse, è quello che più mi serve e più mi fa bene. Se il mio corpo non può ancora salire verso il cielo, non c'è motivo perchè la mia anima non debba farlo.
Scritto il 08/01/2009

La dura realtà
Ho quasi 46 anni, da oltre due anni la mia attività arrampicatoria è andata declinando, ad oggi sono molto, molto debole. Aggiungiamo che sono sovrappeso. Infine, il 7a non l'ho mai fatto. Ai tempi d'oro che risalgono agli anni 90-95 non mi interessava la difficoltà pura: puntavo a vie lunghe in arrampicata libera. Facevo il 6c solo in falesia o su occasionali passaggi. Il mio grado era il 6a e lo potevo sostenere quasi dappertutto, che avessi lo spit sotto il sedere o con un friendino a più di 5 metri. Il mio modo di pensare non è cambiato: prediligo sempre le vie lunghe (se una via è meno di 100 mt non è una via) in libera ma credo che il bouldering mi possa dare la libertà di azione che ho bisogno per poter fare quello che desidero nel mio scarso tempo libero. Posso andarci anche dassolo, decidere all'ultimo minuto e sfruttare tutti i momenti che questo porco lavoro mi lascia. Credo che sarà difficile, ma posso farcela. Ho disperatamente bisogno di credere nel mio progetto, di andare a letto la sera e sognare blocchi grigi con macchie bianche su prati verdi.
Scritto il 07/01/2009

La Scimmia
Mi sta riprendendo "la scimmia". Complici le molteplici e ripetute visioni dei DVD Dosage e il regalo natalizio: la guida Mello Boulder. Ma come si fa a "leggere" una guida? Capisco una guida di montagna: quante volte, chiuso nel cesso, ho sfogliato e letto la guida del Capitan o la guida di Toulomne, E rileggere le relazioni delle vie che hai fatto... riassapori tutto... metro per metro. Ma una guida di boulder!!! Solo fotine con freccine e scrittine e numerini. E' malattia, malattia vera! Ma... c'è il ma... mi tiene motivato, mi fa crescere la dentro la voglia. La Voglia vera, quella sana, reale di scorticarsi le dita, di arrampicare.
Scritto il 05/01/2009

Un nuovo anno
Gli inglesi dicono "New Year Resolution". E così sarà. Ho bisogno di un progetto, di un obiettivo da perseguire, e questo obiettivo deve essere al di fuori dall'ambito lavorativo. Mi accorgo che la mia mente vaga sempre su progetti aziendali, su cose da fare, impegni da seguire... Ho bisogno di altro, di un qualcosa che ri-faccia volare i miei pensieri. Circa a metà novembre ho letto il nuovo libro di Steph Davis, che non è male, ma la cosa importante è che mi ha fatto venire nostalgia dell'arrampicata. Non proprio della montagna in sè, certo, anche di quella ma principalmente dell'arrampicata! Ed ho cominciato a cercare, leggere, guardare in giro. Oggi sono tutti dei "superduri", nessuno parla più di vie facili. Sulla guida Mello Boulder scrivono di un settore: "... gradi medio/bassi (6c/7a)... " . Già... i tempi sono cambiati, ed anch'io. E poi mi viene l'idea, il Progetto 2009: voglio fare il 7a, anche solo di blocco, ma voglio arrivare al 7a!!!
Scritto il 02/01/2009

Progetto 7a by Mauro Toselli is licensed under a
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